Natale 'alternativo' a Trieste, fiaccolata pro-accoglienza e cena condivisa con i migranti
Nel tardo pomeriggio del giorno di Natale, Trieste si prepara a vivere un momento dal forte valore simbolico e umano. Una fiaccolata che non nasce per celebrare, ma per ricordare, interrogare e mettere al centro chi troppo spesso resta invisibile. L’iniziativa, dal titolo “Luce tra gli ultimi. Un Natale in cammino”, è promossa dal costituendo coordinamento regionale della rete di persone e realtà del Terzo Settore e rappresenta una risposta collettiva alla cultura dell’indifferenza.
Un appuntamento che arriva dopo settimane segnate dalla morte di quattro persone migranti in Friuli Venezia Giulia, episodi che hanno lasciato ferite profonde e sollevato interrogativi urgenti sul diritto all’accoglienza, sulla dignità e sulle responsabilità istituzionali.
Un cammino che nasce dall’indignazione
La fiaccolata nasce da una presa di posizione chiara: non è più possibile girarsi dall’altra parte. La proposta è quella di riportare al centro il senso autentico del Natale, liberandolo dalla sola dimensione estetica o consumistica e restituendogli il suo valore umano più profondo. La luce evocata dall’iniziativa non è quella delle decorazioni, ma quella dei cuori accesi, della prossimità, della relazione.
Gli “ultimi”, come ricordano i promotori, non hanno passaporto. Possono essere migranti, ma anche cittadini italiani e triestini. La povertà, l’emarginazione, la solitudine non distinguono provenienze. A restare invisibili sono sempre i più fragili, i più poveri, gli esclusi.
Il percorso: tre tappe per un messaggio condiviso
Il ritrovo è previsto alle 18.15 in largo Santos (ex Sala Tripcovich), da dove partirà un cammino accompagnato dalla musica. La seconda tappa sarà piazza Oberdan, luogo scelto per un flashmob promosso dai giovani della Rete degli Studenti Medi, durante il quale verrà annunciato un Manifesto aperto alle adesioni di chi vorrà condividere il senso dell’iniziativa.
Il percorso si concluderà in piazza Libertà, dove indicativamente alle 19.30 è prevista una cena condivisa insieme alle persone migranti, come gesto concreto di prossimità e incontro. Un momento semplice, ma fortemente simbolico, che ribadisce come la relazione e la condivisione siano strumenti fondamentali per costruire comunità.
Una fiaccola, una candela, un gesto concreto
A chi parteciperà viene chiesto di portare con sé una fiaccola o una candela per il cammino, e un po’ di cibo da condividere. Non si tratta di un dettaglio logistico, ma di un messaggio chiaro: il Natale si vive anche attraverso gesti tangibili, capaci di trasformare un’idea in azione.
Il cammino è pensato per essere breve e accessibile, aperto a tutti, anche a chi ha difficoltà a camminare, a chi si sente solo o è stato lasciato ai margini. Un percorso fatto per e con i piccoli, per famiglie, anziani, bambini, nel segno di un’umanità che cammina al passo del più lento.
Trieste, città cosmopolita da ritrovare
Nel messaggio dell’iniziativa riecheggia anche una memoria storica: Trieste come città cosmopolita, abitata da genti provenienti da tutto il mondo, capace di accogliere e intrecciare storie diverse. Un’identità che molti sentono oggi appannata, ma non perduta. “Ci piacerebbe tornasse ad esserlo”, è l’auspicio che accompagna il cammino.
Il riferimento alle parole di papa Francesco, che ha definito i migranti “un dono e non un problema”, rafforza il senso profondo dell’iniziativa: la presenza degli ultimi costringe a mettere in discussione le nostre vite, le nostre scelte, le nostre priorità.
Un Natale che chiede di essere vissuto
“Luce tra gli ultimi” non è una manifestazione contro qualcuno, ma un cammino per qualcosa. Per un Natale vissuto fino in fondo, per una città che non rinuncia alla propria umanità, per una comunità che sceglie di guardare negli occhi chi resta ai margini.
Trieste, nel giorno simbolo per eccellenza, è chiamata a fare un passo. Non da sola, ma insieme.
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