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Cronaca

“Mia madre salvò me e mia sorella dalla foiba di Basovizza”: la testimonianza che fa riflettere

Luca Marsi·
“Mia madre salvò me e mia sorella dalla foiba di Basovizza”: la testimonianza che fa riflettere

In una giornata segnata dalla profanazione della foiba di Basovizza, un luogo simbolo della memoria storica della città e del confine orientale, emerge sui social il toccante racconto di una triestina che ha voluto condividere un ricordo di famiglia legato proprio a quel luogo.

La testimonianza risale al 1946, quando la madre dell’autrice del post, all’epoca 24enne, si recò a fare una passeggiata nei dintorni della foiba insieme alla figlia di 5 anni. All’epoca la foiba era ancora scoperta e, spinta dalla curiosità, la giovane madre si avvicinò per guardare all’interno. Proprio in quel momento, un uomo a bordo di un trattore si avvicinò minacciosamente, dirigendosi verso di loro con l’apparente intento di spingerle verso il baratro. Fortunatamente, la donna riuscì a reagire in tempo e a fuggire, mettendo in salvo sia sé stessa che la bambina.

"Mia madre raccontava questa storia con tranquillità, forse perché, data la sua giovane età all'epoca, non si era resa completamente conto di quanto fosse stato grande il pericolo", si legge nel post.

Un ricordo che si intreccia con la memoria collettiva

Questo racconto personale, semplice ma carico di significato, si lega in modo profondo al valore simbolico della foiba di Basovizza, oggi monumento nazionale e luogo di commemorazione. La storia, emersa in un momento di particolare tensione per l'atto vandalico subito dal sito, rappresenta un ulteriore monito sull'importanza di preservare non solo i luoghi della memoria, ma anche le testimonianze individuali che raccontano frammenti di un passato che non va dimenticato.

Un invito al rispetto della memoria

In un periodo in cui la storia e la memoria sembrano spesso oggetto di divisioni e atti di intolleranza, racconti come questo ricordano quanto sia fondamentale rispettare e onorare il passato, non solo attraverso le celebrazioni ufficiali, ma anche attraverso la condivisione di esperienze personali. La memoria collettiva si costruisce infatti proprio sull’intreccio di tante piccole storie individuali, capaci di restituire il senso profondo di ciò che è stato.

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