Maurizio Bucci: “Anche i cimiteri fanno turismo”, Trieste davanti a una nuova prospettiva (VIDEO)
Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe, quando il confronto sul turismo sembrava ormai aver toccato tutti i grandi temi della programmazione, degli eventi e delle crociere, è arrivato un passaggio solo apparentemente laterale, ma in realtà rivelatore. Un intervento che ha allargato lo sguardo, spostando l’attenzione dalle masse alle nicchie, dai flussi imponenti alle motivazioni di viaggio più silenziose, ma non per questo meno significative. È in quel momento che il discorso sul turismo triestino ha mostrato tutta la sua profondità potenziale.
ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Bucci, esperto di crociere ed ex assessore al turismo, inserendo nel dibattito una riflessione che ha il peso delle cose vere: il turismo non è un blocco unico, ma un universo frammentato, fatto di interessi diversi, percorsi culturali specifici e segmenti che spesso vengono ignorati perché non fanno rumore.
“Incredibilmente esiste”: quando il turismo rompe gli stereotipi
Bucci introduce il tema quasi con una frase sospesa, destinata a sorprendere: esiste anche il turismo cimiteriale. Non lo fa per provocazione, né per gusto dell’insolito, ma per chiarire fino a che punto lo spettro del turismo sia più ampio di quanto si sia abituati a considerare.
Trieste, ricorda, possiede un cimitero monumentale di straordinario valore artistico e storico, un luogo che racconta identità, stratificazioni sociali, memorie collettive. Un patrimonio che, come altri, resta spesso ai margini della narrazione ufficiale della città, ma che in molte realtà europee è già diventato oggetto di interesse culturale e turistico.
Non folklore, ma cultura
Bucci è attento a chiarire il senso del suo intervento. Non si tratta di romanticismo né di suggestioni macabre. Il turismo cimiteriale viene citato come esempio estremo per far comprendere quanto sia vasto il campo delle opportunità, se una città decide di guardarsi davvero dentro e di valorizzare tutte le sue componenti.
In questa chiave, il cimitero monumentale non è un luogo di consumo, ma un archivio urbano, una testimonianza tangibile della storia economica, sociale e culturale di Trieste. Un tassello che potrebbe dialogare con altri percorsi culturali, rafforzando un turismo più consapevole e meno mordi e fuggi.
Le nicchie come risorsa strategica
Il passaggio è tutt’altro che marginale. Parlare di nicchie significa parlare di destagionalizzazione, di visitatori motivati, di flussi meno concentrati e spesso più rispettosi. Significa intercettare un turismo che viaggia per interesse, non per moda, e che tende a distribuire la propria presenza nel tempo.
Nel ragionamento di Bucci, le nicchie non sostituiscono i grandi numeri, ma li completano. Sono parte di un ecosistema turistico maturo, capace di reggere le oscillazioni dei mercati e di offrire alternative quando i flussi principali rallentano.
Una città che deve imparare a raccontarsi
Il tema si lega a un nodo più profondo, emerso più volte in diretta: Trieste non ha un problema di contenuti, ma di narrazione. Possiede patrimoni, storie, luoghi che restano spesso confinati fuori dal racconto dominante, schiacciato su poche immagini ricorrenti.
Secondo Bucci, valorizzare anche segmenti meno evidenti significa costruire un’immagine della città più complessa, più vera, più europea. Una città che non si limita a mostrarsi, ma che si spiega, offrendo chiavi di lettura diverse a pubblici diversi.
Il turismo come sistema culturale
In questo senso, il turismo diventa qualcosa di più di un comparto economico. Diventa un sistema culturale, capace di mettere in relazione memoria, identità e futuro. Il turismo cimiteriale, citato in diretta, non è che una lente attraverso cui osservare questa trasformazione possibile.
È la dimostrazione che il turismo, se governato con intelligenza, può essere anche uno strumento di conoscenza, di tutela e di valorizzazione del patrimonio, non solo una macchina di presenze.
Il contributo di Bucci, inserito quasi in chiusura della diretta, assume così un valore simbolico. Dopo aver parlato di grandi eventi, crociere, fondi e programmazione, il discorso si chiude su un invito implicito: guardare oltre l’ovvio, esplorare ciò che Trieste è stata e continua a essere, senza paura di raccontare anche le sue dimensioni meno scontate.
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