La patata si scalda: strategie bollenti contro il cambiamento climatico

In un contesto sempre più segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici, anche la coltivazione della patata si trova costretta a reinventarsi. Lo ha dimostrato con grande chiarezza l’annuale convegno tecnico promosso dalla Cooperativa produttori di patate del Friuli-Venezia Giulia (Copropà), tenutosi a Zoppola il 22 luglio 2025 nell’ambito della 39esima edizione della mostra regionale dedicata al tubero locale. Qui esperti, istituzioni e rappresentanti del mondo agricolo si sono confrontati sulle sfide che attendono il settore, tra temperature in costante aumento, eventi estremi e parassiti sempre più aggressivi.
Selezione genetica e innovazione: le armi verdi contro il surriscaldamento
Secondo le analisi presentate da Raffaella Petris e Valentina Cacitti di Ersa, assieme a Bruno Parisi del Crea di Bologna, il Friuli potrebbe registrare entro il 2100 un aumento della temperatura media fino a 6 gradi, accompagnato da un calo del 20% delle precipitazioni. Un quadro allarmante per una coltura che, come ha sottolineato Parisi, “non è di origine mediterranea” e dunque particolarmente vulnerabile agli stress termici. La risposta arriva dalla selezione di nuove varietà di patata con un apparato fogliare ampio, capace di ombreggiare il terreno e contenere il calore.
Addio alle varietà tradizionali? La resilienza diventa una priorità
In questo scenario, alcune varietà storiche potrebbero essere destinate al declino. Lo ha ribadito Parisi: “Dovremo fare scelte coraggiose, anche dolorose, abbandonando piante che oggi non riescono più a dare rese accettabili”. Intanto, l’agenzia Ersa sta testando ben 48 nuove varietà, protagoniste di dimostrazioni sul campo nei giorni precedenti al convegno. Una sperimentazione strategica che guarda al futuro, tentando di coniugare qualità organolettiche e adattabilità climatica.
Agricoltura assicurata: il piano B che ancora pochi adottano
Tra le soluzioni proposte anche quella delle polizze assicurative contro eventi avversi, ancora poco sfruttate in Friuli-Venezia Giulia. A sottolinearlo è stato Giovanni Campaner, direttore di Condifesa Fvg, che ha esortato a costruire formule assicurative specifiche per il comparto pataticolo. “Siamo pronti a lavorare con Copropà per offrire una copertura personalizzata – ha detto – che tuteli il lavoro degli agricoltori e la continuità produttiva”.
Il valore della filiera: uniti per vincere la sfida dei prezzi
Al centro della riflessione anche il tema del prezzo di mercato e della valorizzazione della filiera. Pier Vito Quattrin, presidente della cooperativa Copropà, ha lanciato un messaggio chiaro: “Chi vende subito il prodotto sfuso si trova a fare i conti con margini bassissimi. Solo un’organizzazione forte può garantire redditività, permettendo di conservare e immettere sul mercato quando il valore delle patate è riconosciuto”. Attualmente i soci della cooperativa coltivano 150 ettari, e anche l’annata in corso sembra promettere ottimi risultati.
I vertici agricoli regionali compatti: “Serve una politica che difenda il nostro lavoro”
Numerosi gli interventi istituzionali. Accanto al sindaco Antonella Tius e al funzionario di Ersa Michele Fabbro, hanno preso la parola i rappresentanti delle principali organizzazioni agricole: Alessandro Driussi (Legacoop), Fabio Dubolino (Confcooperative), Antonio Della Toffola (Coldiretti) e Niccolò Panciera (Confagricoltura). Tutti hanno ribadito l’urgenza di difendere l’agricoltura regionale da una politica europea percepita come distante e penalizzante. A chiudere i lavori, la consigliera regionale Lucia Buna, che ha confermato il pieno sostegno della Regione ai produttori locali, sottolineando il valore produttivo, ambientale e sociale della patata friulana.
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