giovedì 17 settembre 2026
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Cronaca

"Gorizia e Nova Gorica nell'Europa delle Regioni": oggi l'incontro con l'europarlamentare Marco Zullo

Luca Marsi·

Riceviamo e pubblichiamo dall'europarlamentare Marco Zullo:

Si è svolto oggi a Gorizia l’incontro “Gorizia e Nova Gorica nell'Europa delle Regioni”. Il tavolo di discussione fa parte degli otto appuntamenti svolti in contemporanea in diverse città italiane, promossi dall’europarlamentare indipendente Marco Zullo (Renew Europe) in occasione del progetto europeo “Conferenza sul futuro dell’Europa”.
 
Argomento centrale della discussione, che ha coinvolto partecipanti di età, professione ed estrazione sociale differente, l’attuale assetto istituzionale dell’Unione Europea e le esperienze transnazionali vive su un territorio di confine come quello isontino, a partire dagli obiettivi nati con Gorizia - Nova Gorica Capitale europea della cultura.
 
“Sentiamo che questa Unione Europea, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, non è adeguata alla necessità dei suoi cittadini - afferma Manuela Botteghi moderatrice dell’incontro e già consigliera comunale di Gorizia. “Noi che viviamo a cavallo fra due Stati, e che dunque ci sentiamo parte di una comunità transnazionale,  avvertiamo una urgente necessità di cambiamento. Alla base di una possibile rifondazione dell'Unione Europea dovrebbero esserci  le persone, i diritti umani individuali e sociali, come punto di partenza per un assetto che non sia piramidale ma orizzontale, dunque in grado di dare nuovo valore alla sua complessità e diversità”.
 
Soddisfatto Marco Zullo, europarlamentare friulano che oggi è riuscito a portare il progetto dell’Unione Europea “Conferenze sul futuro dell’Europa” in ben otto cittadine italiane, due in Friuli Venezia-Giulia - Gorizia e Udine -, creando dei veri e propri tavoli di discussione su diversi argomenti.
 
“Assieme al mio gruppo di lavoro - spiega Zullo - sentiamo sempre più l’esigenza di coinvolgere i cittadini in quelli che sono i temi e le decisioni dell’Europa, ma per farlo bisogna ascoltarli e coinvolgerli in maniera attiva. Da qui, l’idea di portare in Italia questa importante iniziativa dell’Unione Europea, e creare diversi incontri mirati su tematiche specifiche nate dai territori che hanno deciso di aderire”. “Questo progetto – continua Zullo - ci permette di realizzare una linea di comunicazione semplice e diretta, ed è in grado di far parlare il territorio con il territorio e con chi ha la possibilità di intervenire, supportare e coordinare le istanze, europee e non solo”.
 

Durante l’incontro è però emerso, sin dai primi interventi, come si stesse parlando di un qualche cosa di molto più grande rispetto a qualche progetto europeo, indipendentemente dalla sua bontà o dalla sua portata. Perché se tutti questi progetti vengono valutati nella loro interezza appare subito evidente come l’idea alla base di tutto sia proprio quello spirito europeo così ben descritti dal motto uniti nelle diversità, con la volontà di dare sempre meno valore a quelli che sono i confini fra stati o regioni.
Il primo ad essere intervento con un discorso che andava in questa direzione è stato il ministro sloveno senza portafogli, addetto alla politica di coesione dell’Unione europea, Zvone Černač, il quale ha parlato di come l’Europa di oggi sia profondamente diversa rispetto a quella di 100 anni fa, ma anche rispetto a quella di 70 anni fa. “L’Unione è cresciuta su fondamenti sani, con il tempo che ha fatto il suo lavoro nel rimarginare le ferite. Oggi l’Unione si basa sul rispetto dei valori comuni, conscia che l’Europa sarà tanto più forte quanto sarà forte il suo anello più debole, che si parli di stato o di regione. I confini non sono più quelli di un tempo, che non permettevano il transito di persone e merci e anche se la pandemia ha fatto il suo, i tempi sono cambiati a sufficienza e ora i confini non esistono più nelle nostre teste”, ha affermato il ministro.


Helena Jaklitsch, ministro sloveno senza portafoglio, addetta alla diaspora, ha parlato pure lei del progressivo abbattimento di ogni tipo di barriera, sottolineando l’importanza della minoranza nazionale italiana in Slovenia e di quella slovena in Italia per il raggiungimento di un obbiettivo come questo, descrivendo le minoranze come un “ponte fra le due nazioni” e un “importantissimo vantaggio concorrenziale di tutte l’area”.
L’assessore regionale alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Barbara Zilli, ha proseguito sulla stessa onda. “Le diversità linguistiche rappresentano un patrimonio riconosciuto, tutelato e sostenuto dall’Amministrazione regionale: superato il secolo delle divisioni, i popoli europei, e in particolar modo quelli un tempo separati dalla Cortina di ferro, lavorano oggi uniti nel comune intento di costruire un futuro di pace e prosperità per le prossime generazioni”.
Con la lingua che gioca un ruolo importantissimo anche secondo Tanja Rener, del Settore per la cooperazione territoriale europea, la quale dopo un intervento tecnico che ha parlato delle modalità di finanziamento dei vari progetti e di come diversi fondi europei possano interagire fra loro, si è poi lasciata a delle considerazione più personali nelle quali ha sottolineato l’importanza di impegnarsi tutti assieme per garantire uno sviluppo quanto più possibile congrue alle varie aree del territorio, nel rispetto delle loro peculiarità.
Passando ai progetti veri e propri non possiamo non iniziare da Primis, presentato dal presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che lo ha descritto come un viaggio multiculturale tra Italia e Slovenia nel quale si vuole rappresentare dove sono presenti sì le due rispettive minoranze nazionali, ma anche i cimbri i ladini e i friulani. Tremul ha descritto Primis come un progetto importantissimo, sia perché permette di monitorare e catalogare tante espressioni culturali, che vanno dalla lingua all’architettura, passando per usi e costumi, ma anche di trasmettere tutto questo come contenuto culturale e turistico. Tremul ha spiegato come da Primis deriveranno dei centri multimediali stabili, la creazione di guide turistiche informate sulle caratteristiche multiculturali del territorio, pubblicazioni di vario tipo, con un libro già distribuito e molto apprezzato in ambiente universitario, con non ultimo il carattere economico. “Dobbiamo puntare anche al turismo, ma non a quello mordi e fuggi, bensì al turismo culturale dove chi arriva ha veramente voglia di scoprire il territorio che sta visitando”, ha affermato il presidente dell’UI, che al termine del suo intervento dedicato al progetto nello specifico, rispondendo a delle domande legate alle prospettive future, ha annunciato un’altra sua idea. “Sarebbe opportuno creare una piattaforma multimediale in grado di comunicare ad un pubblico molto ampio, che comprenda Croazia, Slovenia, Italia ed Austria, dove tutti potrebbero trovare le giuste informazioni sul territorio, che pur ora suddiviso in quattro stati è storicamente sempre stato molto unito”, ha affermato Tremul.
Idea abbracciata al volo da Ivo Corva, rappresentante della Confederazione delle Organizzazioni Slovene in Italia, che si è detto entusiasta della proposta di Tremul e di non vedere l’ora che s’inizi a lavorare alla prossima fase di progettazione per poter includere un progetto di collaborazione come questo nel prossimo Interreg fra i due Paesi.
Infine, va citato pure il progetto Tartini, che si prefigge di sviluppare, approfondire e diffondere capillarmente a livello locale, nazionale e internazionale la conoscenza dell’opera musicale di Giuseppe Tartini fino a rendere questa figura una permanente risorsa d’ordine culturale, turistico ed economico per la sua città natale e la regione. Il progetto presentato da Manuela Rojec, presidente della Comunità degli italiani Giuseppe di Pirano, ha spiegato poi come oltre a tutto questo ci sia anche la componente culturale legata ai rapporti fra la minoranza e il resto della popolazione, con il progetto che è un’ottima opportunità di far conoscere a tutti la cultura delle persone che abitano il territorio, che oggi va intesa sia come cultura italiana che cultura slovena.

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