Trieste, Currò (ASGRI): «Chi lavora nella sicurezza sa quando esce di casa, non sa se ritorna» (VIDEO)
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«Sappiamo quando usciamo di casa, ma non sappiamo se ritorniamo a casa». È una delle dichiarazioni più forti pronunciate da Christian Currò, segretario regionale ASGRI, durante la diretta di Trieste Cafe dedicata alla sicurezza nella movida e nel lavoro della vigilanza privata.
Currò ha descritto una professione caratterizzata da rischi che, a suo giudizio, non sarebbero ancora sufficientemente riconosciuti.
«La sicurezza non è un gioco»
«In Italia bisogna capire che la sicurezza non è un gioco. La sicurezza non è un gioco, comprende tante sfaccettature», ha affermato.
Secondo Currò, una guardia giurata può trovarsi esposta a rischi molto seri, in particolare nel trasporto valori, nei servizi di pattuglia e nei servizi di zona.
«Abbiamo le stesse identiche possibilità di un poliziotto di rimanere uccisi in servizio».
Il problema del lavoro in solitaria
Uno dei punti maggiormente contestati riguarda l'impiego di operatori da soli.
Currò ha ricordato che, oltre alle aggressioni, esistono rischi legati a incidenti stradali o improvvisi problemi di salute.
In determinate strutture, inoltre, la situazione può diventare ancora più delicata.
Ha citato il caso dei sotterranei degli ospedali e degli obitori, dove un operatore potrebbe trovarsi senza adeguata copertura radio o telefonica.
«Tu sei praticamente da solo e senza copertura, né radio né telefono. Questa cosa è assolutamente assurda».
Body cam e giubbotti acquistati di tasca propria
Particolarmente critica anche la questione delle dotazioni.
Secondo Currò, in alcuni casi è lo stesso lavoratore a dover sostenere personalmente le spese per incrementare la propria sicurezza.
«È l'operatore stesso che deve spendere denaro dal proprio stipendio per dotarsi di oggetti come può essere la body cam o come può essere il giubbotto antiproiettile di ultima generazione».
Una situazione che, nella lettura dell'ASGRI, dimostrerebbe la necessità di maggiori investimenti e controlli.
«L'operatore è lasciato un po' a sé»
Currò ha sintetizzato così il problema: «L'operatore è lasciato un po' a sé».
Un'affermazione che riporta il dibattito al punto di partenza: garantire sicurezza significa anche mettere chi lavora quotidianamente sul territorio nelle condizioni di svolgere il proprio compito senza diventare a sua volta l'anello più vulnerabile del sistema.
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