Garlasco, i genitori di Chiara Poggi a Quarto Grado: “Ancora troppe cattiverie su nostro figlio Marco”

“Siamo tornati a Garlasco con gli stessi vestiti della camminata. Non ci siamo cambiati: volevamo solo tornare a casa com’eravamo”. Con voce emozionata, i genitori di Chiara Poggi hanno condiviso il proprio dolore nella puntata di Quarto Grado andata in onda su Retequattro, ripercorrendo le ore immediatamente successive al femminicidio della figlia, avvenuto il 13 agosto 2007.
“nessuno ci ha mai contattati per verificare le voci su marco”
Durante l’intervista condotta da Gianluigi Nuzzi, i genitori hanno raccontato di essere stati costretti più volte a difendere Marco, il fratello di Chiara, da insinuazioni che continuano a emergere anche a distanza di anni: “Nessuno ci ha mai contattati per chiedere se Marco fosse davvero in vacanza. Siamo stanchi di leggere cattiverie che lo attaccano. È sopravvissuto alla morte di sua sorella: tutto questo ci provoca tanta amarezza”.
“quel giorno ho telefonato per farmi preparare la valigia: dovevo tornare a casa”
La madre di Chiara, con la voce rotta dall’emozione, ha ricordato la chiamata con cui apprese la notizia della morte della figlia: “Ho telefonato in albergo, dove c’erano delle mie amiche, e ho detto loro di prepararmi la valigia. Dovevo tornare subito a casa perché era morta Chiara. Quando ho parlato con il marito di Carmen, gli ho chiesto un favore: ‘Chiama Carmen e Norma e dille di prepararmi la valigia’. E poi al telefono ho sentito le urla: ‘Carmen, vieni subito!’”.
“abbiamo ricostruito tutte le foto del 13 agosto per difendere nostro figlio”
A distanza di quasi 18 anni, i genitori di Chiara si sono visti costretti a fornire nuove prove per smentire le accuse infondate su Marco: “Abbiamo ricostruito tutte le foto scattate durante la camminata del 13 agosto, perché qualcuno mette in dubbio che fosse con noi. L’albergatore non si ricorda di lui, eppure andavamo lì da dieci anni. Voci sul doppio cellulare, sull’amante... Abbiamo deciso di documentare tutto per mettere a tacere queste insinuazioni”.
“fumavo solo io in casa: quella cenere è mia, non di chiara”
Uno degli oggetti finiti al centro dell’inchiesta, un posacenere in metallo trovato con cenere ma privo di mozziconi, è stato chiarito dal padre di Chiara: “Io fumavo, solo io. La mattina prima di partire ho fumato un paio di sigarette, perché in macchina con mia moglie e mio figlio non si fuma. I mozziconi li buttavo sempre nella pattumiera. La cenere sì, restava nel posacenere. Ma Chiara non sapeva neppure dove fosse: non se n’è mai interessata”.
“non fumo più da giugno 2024, ma quella cenere è ancora lì”
Infine, Giuseppe Poggi ha concluso con un dettaglio personale e simbolico: “È da giugno 2024 che non fumo più, da un anno esatto. Ma la cenere nel portacenere è ancora lì. Segno che le accuse che ci vengono mosse sono totalmente fuori luogo”.
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