Franco Bandelli: “Altro che silenziosa e diffidente: Trieste accoglie, dialoga e si fa amare”

Trieste non ci sta a farsi raccontare in modo parziale. Dopo l’articolo pubblicato su Trieste Cafe che riportava la percezione di una nuova arrivata, secondo cui la città apparirebbe “chiusa nel dialogo”, arriva una replica netta, sentita e orgogliosa da parte di Franco Bandelli, figura storica dell’accoglienza turistica triestina, già presidente e direttore dell’Azienda di Promozione Turistica e da anni punto di riferimento nel mondo dell’ospitalità cittadina.
Una risposta che non nasce dalla polemica sterile, ma da un’esperienza concreta, quotidiana, vissuta sul campo. Bandelli parla da chi Trieste la respira ogni giorno, da chi accoglie visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, da chi ha fatto dell’ospitalità non solo un lavoro ma una missione.
“Dire che Trieste è chiusa è semplicemente falso”, scrive senza mezzi termini. Un giudizio che, secondo Bandelli, poteva forse avere un senso trent’anni fa, ma che oggi non regge alla prova dei fatti. “Lo dico per esperienza diretta – sottolinea – lavorando ogni giorno all’Hotel Joyce: qui le persone si fermano per strada, ti aiutano, ti chiedono di cosa hai bisogno. Altro che freddezza”.
Trieste, nella sua visione, non è una città muta o diffidente, ma una realtà viva, concreta, fatta di gesti quotidiani, di dialoghi spontanei, di relazioni che nascono senza bisogno di formalità. “Siamo spesso definiti la ‘Napoli del Nord’ – racconta – perché qui l’interazione è naturale, immediata, umana”. Un paragone che non vuole essere etichetta, ma testimonianza di un clima sociale che esiste e si manifesta, soprattutto con chi arriva senza pregiudizi.
Bandelli difende con forza il lavoro fatto in questi anni per rendere Trieste sempre più attrattiva, ricordando il lungo impegno istituzionale nel turismo e nella promozione del territorio. “Il lavoro di tutti noi non può essere messo in discussione con leggerezza – afferma – Trieste è diventata una meraviglia d’Italia, riconosciuta e apprezzata”.
Non manca, nella sua replica, un invito diretto e quasi provocatorio, ma sempre nel segno dell’apertura: “Invito la signora a trascorrere un weekend qui, a vivere davvero la città, per rendersi conto di quante sciocchezze siano state dette”. Un invito che non chiude il dialogo, ma lo rilancia, trasformando la critica in occasione di confronto.
Il dibattito resta aperto, com’è giusto che sia. Ma una cosa emerge con chiarezza: Trieste non è una città che si lascia definire da una sola voce. È complessa, stratificata, a volte riservata, ma profondamente accogliente per chi sa ascoltarla. E come dimostra la replica di Franco Bandelli, è anche una città che sa rispondere, con orgoglio e passione, quando sente che la propria identità viene semplificata.
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