giovedì 28 maggio 2026
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Cronaca

Francesca Albanese a Trieste: “L’Europa non sospende i rapporti con Israele”(VIDEO)

Martina Lucia Marsi ·
Francesca Albanese a Trieste: “L’Europa non sospende i rapporti con Israele”(VIDEO)

Trieste ha accolto oggi Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, arrivata in città in occasione della consegna del Premio Luchetta. Prima della cerimonia, Albanese ha incontrato i giornalisti per un confronto articolato e intenso, toccando temi che spaziano dal ruolo delle università alle responsabilità politiche ed economiche degli Stati europei nel conflitto in Medio Oriente.

Durante la conferenza, la ricercatrice ha sottolineato quanto sia fondamentale il sostegno ai movimenti studenteschi, ricordando che i giovani non sono fragili come spesso vengono rappresentati, ma anzi si sono dimostrati più coraggiosi di molti adulti. Ha espresso apprezzamento per le università che stanno sospendendo le collaborazioni con atenei israeliani situati nelle colonie, evidenziando come queste ultime siano considerate crimini di guerra. Per la relatrice speciale , la normalizzazione dell’illegalità dell’occupazione è stata resa possibile anche da decenni di rapporti accademici e istituzionali mai messi in discussione.

Nel dialogo con la stampa, la relatrice ha affrontato anche il tema del divario crescente tra opinione pubblica e politica europea, ricordando che l’Unione Europea continua a essere il principale partner commerciale di Israele. Ha evidenziato come la borsa israeliana sia cresciuta di oltre il duecento per cento durante gli anni più violenti del conflitto, segno di interessi finanziari profondi che attraversano molti settori, dalle banche alla tecnologia, dal turismo all’agricoltura. Secondo Albanese, questo scollamento tra la volontà popolare e le decisioni dei governi è un dato preoccupante che spiega la continuità di alcune scelte politiche.

Nel cuore delle sue dichiarazioni è tornato più volte il tema della responsabilità degli Stati nel conflitto. Rispondendo alle domande sull’“economia del genocidio”, la ricercatrice ha spiegato che senza il sostegno materiale, economico, commerciale e tecnologico fornito da Stati e istituzioni, la violenza non potrebbe proseguire nella forma attuale. Ha parlato di una cooperazione che si manifesta attraverso scambi commerciali, copertura diplomatica, protezione normativa e rapporti finanziari. Tutto ciò, ha affermato, ha creato un terreno fertile che permette all’apparato dell’occupazione di funzionare e di mantenere una struttura che definisce “illegale e insostenibile”.

La premiata ha spiegato che questo sistema, frutto di decenni di normalizzazioni e di scelte politiche, ha preparato il terreno affinché l’apparato di controllo e di segregazione possa continuare a operare. Ha citato la decisione della Corte internazionale di giustizia del 2024 come un riferimento chiave per comprendere come il quadro legale internazionale riconosca la natura problematica dell’occupazione, ma ha aggiunto che senza una contestuale volontà politica, economica e istituzionale degli Stati, il sistema non può essere realmente scalfito. Per Albanese, il sostegno statale ha reso possibile una rete di autorizzazioni, certificazioni e classificazioni che alimentano la continuità dell’occupazione.

Riferendosi alla situazione politica locale,  ha riconosciuto le contraddizioni presenti in Regione, dove posizioni apertamente schierate con Israele convivono con un premio attribuito al suo lavoro sui diritti dei bambini palestinesi. Ha detto di vivere questa giornata con consapevolezza della complessità, ma anche del valore profondo del premio, che considera un riconoscimento della sofferenza dell’infanzia palestinese oltre ogni strumentalizzazione politica.

Sulle contestazioni legate alla sua presenza, la relatrice ha scelto di non rispondere, spiegando che il premio è un atto dal significato autonomo che va rispettato. Ha ribadito che la sua missione resta quella di dare voce alle testimonianze e alle violazioni che colpiscono i bambini nei territori occupati, sottolineando come il vero centro del suo impegno sia la tutela dell’infanzia e il diritto alla protezione.

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