Escursionista disperso trovato senza vita a Barcis: tragico epilogo dopo due giorni di ricerche

Si sono concluse nel peggiore dei modi le ricerche dell’escursionista di Berlino disperso da domenica nell’area montana di Barcis, in provincia di Pordenone.
L’uomo è stato trovato senza vita intorno alle 16 di oggi dai soccorritori impegnati nelle operazioni di ricerca in una zona particolarmente impervia del territorio.
Il ritrovamento sotto un salto di roccia
Secondo quanto ricostruito, una squadra della Guardia di Finanza ha individuato il corpo sotto un salto di roccia in corrispondenza di un tratto di sentiero nero che risulterebbe interrotto a causa di una frana.
Si tratta del percorso che in passato collegava il rifugio Val di Zea con il sentiero proveniente dal Bivacco Pasteur e diretto verso Prescudin.
L’ipotesi è che l’escursionista stesse cercando di superare il tratto franato quando sarebbe scivolato precipitando per decine di metri lungo un pendio estremamente difficile.
Recupero complicato in una zona molto impervia
Particolarmente delicate anche le operazioni di recupero della salma.
Sul posto sono intervenuti sia l’elicottero dei Vigili del Fuoco proveniente da Venezia sia quello dell’elisoccorso regionale, impegnati in una complessa manovra in un’area difficile da raggiungere.
Alla fine tre soccorritori sono stati verricellati sul luogo del ritrovamento per consentire il recupero del corpo.
La salma è stata successivamente riconosciuta al campo base dalla donna che si trovava con lui durante l’escursione fino a domenica e che aveva però deciso di interrompere il percorso rientrando a valle.
Quindici soccorritori impegnati nelle ricerche
Alle operazioni hanno partecipato complessivamente quindici soccorritori, impegnati per ore nelle ricerche tra sentieri, boschi e tratti montani resi ancora più complessi dalla presenza della frana.
L’intervento si è concluso intorno alle 18.
Il sentiero risulta chiuso per frana
Secondo quanto emerso, nelle mappe più recenti il tratto di sentiero non risulta più riportato proprio perché considerato chiuso a causa della frana che avrebbe interrotto il percorso originario.
Una tragedia che riporta ancora una volta l’attenzione sui rischi legati alle escursioni in zone montane particolarmente impervie e sui percorsi non più praticabili.
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