Autovelox nel mirino, Salvini a Trieste: “Stop a quelli usati per fare cassa”

Il tema della sicurezza entra con forza nell’intervento di Matteo Salvini a Trieste, dove nel tardo pomeriggio di lunedì 9 febbraio 2026 il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha utilizzato toni particolarmente duri commentando i recenti episodi di danneggiamento alle infrastrutture e le tensioni registrate in diverse città italiane.
Di fronte alle domande sui presunti sabotaggi alla rete ferroviaria e sulle indagini aperte dalla magistratura, Salvini non ha lasciato spazio a interpretazioni attenuanti. “Sarebbe gravissimo. Quando la Procura apre un fascicolo per terrorismo, non siamo davanti a ragazzate o disobbedienza”, ha dichiarato, parlando apertamente di azioni organizzate e pianificate.
“Mazze, bombe carta e martelli: non è protesta”
Nel suo intervento, Salvini ha collegato i danneggiamenti alle infrastrutture ferroviarie ad altri episodi di violenza avvenuti nelle ultime settimane. “Quando studi come accerchiare le forze dell’ordine con mazze, bombe carta, martelli e pietre, quella non è una protesta. È terrorismo organizzato”, ha affermato.
Il ministro ha citato anche quanto accaduto a Torino e i danneggiamenti registrati in contesti legati agli eventi olimpici, parlando di un clima che rischia di minare l’immagine del Paese mentre l’Italia è sotto gli occhi del mondo. “C’è chi rema contro mentre noi lavoriamo giorno e notte perché l’Italia faccia bella figura”, ha aggiunto.
Il messaggio politico: linea dura e nessuna ambiguità
Le parole di Salvini segnano una linea politica netta: nessuna distinzione tra sabotaggio e protesta quando, secondo il ministro, esiste una pianificazione finalizzata a colpire infrastrutture strategiche. Un messaggio che si inserisce in una fase di forte attenzione governativa sul fronte dell’ordine pubblico e della tutela delle opere considerate sensibili.
Autovelox, “trasparenza e fine dei trucchi”
Nel corso dello stesso intervento, Salvini è tornato anche sul tema degli autovelox, difendendo la scelta del Governo di avviare un’operazione di censimento e verifica degli impianti presenti sul territorio nazionale.
“Non c’era un censimento. Non si sapeva quanti fossero”, ha spiegato, ricordando che su oltre diecimila dispositivi segnalati, solo una parte risulta pienamente in regola con le omologazioni previste dalla normativa.
Secondo il ministro, l’obiettivo non è ridurre i controlli, ma eliminarne l’uso distorto. “Abbiamo tolto di mezzo gli autovelox furbetti, quelli nascosti o usati per fare cassa”, ha dichiarato, ribadendo che i dispositivi devono essere collocati esclusivamente in punti realmente pericolosi: scuole, ospedali, tratti critici della viabilità.
Sicurezza stradale come priorità politica
Salvini ha rivendicato la misura anche come scelta personale, parlando da ministro, da genitore e da automobilista. “La sicurezza stradale viene prima di tutto”, ha sottolineato, chiarendo che i Comuni che rispettano le regole non avranno alcun problema a mantenere attivi i propri impianti.
Un intervento che segna il tono del confronto
Dalle parole pronunciate a Trieste emerge una posizione senza sfumature: tolleranza zero verso chi colpisce infrastrutture e ordine pubblico, e stop a pratiche ritenute scorrette nei controlli stradali. Un messaggio che, per contenuti e linguaggio, è destinato ad alimentare il confronto politico nazionale nei prossimi giorni.
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