Anna Maria Cisint: “Ius scholae pericoloso. I doveri importanti più dei diritti”
“Modificare le norme attuali sulla cittadinanza significa scardinare il principio dell’identità dell’appartenenza italiana basata su storia, cultura, lingua e valori morali che sono il nostro tratto distintivo e che dobbiamo difendere e preservare. La trasmissione per “diritto di sangue” - che significa che diventa cittadino solo il figlio di padre o di madre italiani - dal 1912, è il fondamento delle radici e dell’identificazione con i caratteri della nostra civiltà nazionale ed è un valore perché rende orgogliosi di essere italiani tutti coloro che hanno un genitore o un nonno nato nel nostro Paese.
Per questo le condizioni di concessione di questo titolo non solo vanno conservate, ma richiedono maggiori garanzie affinchè lo straniero ne possa beneficiare solo se si identifica e accetta questi nostri valori. Si deve sgombrare il campo dal luogo comune secondo cui senza lo ius scholae i minori stranieri non possono diventare italiani. Anche i figli di un immigrato nel momento in cui egli acquisisce la cittadinanza italiana, dopo 10 anni di residenza, sono automaticamente cittadini italiani. Non è un dato di poco conto specie per quelle comunità - come gli islamici - che hanno una prole molto numerosa.
Proprio perché in Italia la cittadinanza assume il significato fondamentale di condivisione dei nostri valori, delle nostre radici e della nostra identità diventano essenziali le garanzie da assumere per la sua acquisizione. Attualmente, alla presentazione della richiesta di permesso di soggiorno gli immigrati firmano un “accordo di integrazione”, a cui è annessa la “Carta dei valori di cittadinanza”, che prevede il raggiungimento di un punteggio (30 punti) collegato il rispetto di una serie di regole di convivenza che devono essere seguite da chi viene a vivere in Italia: dalla conoscenza della lingua italiana e dal divieto della bigamia, al rispetto per le donne e le ragazze minori, alla scopertura dei volti, alla conoscenza linguistica. In altri termini, allo straniero viene chiesto di condividere e impegnarsi ad accettare quegli elementi che sono identificativi di un’appartenenza basa sui fatti distintivi storico-culturali, sociali, morali su cui si fonda la nostra convivenza richiamati nell’Accordo di integrazione e nella Carta dei valori della cittadinanza, senza i quali dovrebbero venir meno le condizioni per il permesso di soggiorno e per l’acquisizione dello status di cittadino. In realtà, questa norma “a punti” ha un ampio spettro di deroghe e di eccezioni e le procedure di verifica non funzionano pienamente. Non è un fatto da sottovalutare perché in questo modo si scardina il fondamento della nostra identità nazionale. In particolare, la crescita della presenza musulmana si sta accompagnando con il rifiuto di queste comunità di accettare le nostre leggi per continuare ad applicare le norme più retrive della sharia dei luoghi di provenienza, alimentando un pericoloso processo di islamizzazione. Invece, chi vive da noi deve rispettare i nostri ordinamenti, le nostre leggi, le nostre regole. Diritti e doveri sono inscindibili. Per questo si deve togliere il permesso di soggiorno - e meno che meno concedere la cittadinanza - a chiunque dia dimostrazione di non rispettare gli Accordi di integrazione e la carta dei valori di cittadinanza”.
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