Allarme nel Golfo di Trieste: scompaiono le praterie di piante marine, crollo fino all’89% vicino a Trieste

Le acque dell’Alto Adriatico stanno perdendo uno dei loro tesori più preziosi: le praterie di piante marine, fondamentali per la biodiversità e la salute degli ecosistemi costieri. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Estuarine, Coastal and Shelf Science, documenta un declino preoccupante di questi habitat a causa del riscaldamento del mare e dell’impatto delle attività umane.
La ricerca, coordinata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste, ha coinvolto un team internazionale di esperti dell’Area Marina Protetta di Miramare, dell’Università di Trieste, dell’Istituto Nazionale di Biologia della Slovenia (NIB) e dell’Università di Maribor. I risultati mostrano che specie come la Cymodocea nodosa, la Posidonia oceanica e la Zostera stanno scomparendo progressivamente, minacciando la stabilità dell’ambiente marino.
Fino all’89% di perdita vicino a Trieste
Secondo i dati raccolti tra il 2009 e il 2018, il Golfo di Trieste e le coste slovene hanno registrato una riduzione drammatica delle praterie marine: la copertura della Cymodocea nodosa è diminuita fino al 30% in Slovenia e addirittura all’89% lungo la costa triestina.
“Le nostre analisi mostrano un aumento costante della temperatura dell’acqua e variazioni significative nel carico di nutrienti – spiega Vinko Bandelj, oceanografo dell’OGS –. Questi cambiamenti, uniti agli impatti locali come l’inquinamento e l’urbanizzazione costiera, stanno alterando profondamente l’equilibrio degli ecosistemi marini dell’Alto Adriatico”.
Un ecosistema sotto pressione
Le praterie di fanerogame marine, come la Cymodocea nodosa e la Posidonia oceanica, svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della biodiversità, nella protezione delle coste dall’erosione e nello stoccaggio del carbonio, contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico. Tuttavia, le pressioni antropiche – dall’inquinamento ai dragaggi, dalle opere portuali alle alterazioni idrologiche – stanno riducendo la loro capacità di adattarsi e rigenerarsi.
Verso nuove strategie di conservazione
Lo studio suggerisce la necessità di adottare strategie integrate di gestione costiera, basate su una pianificazione spaziale attenta, sulla riduzione delle pressioni locali e sul monitoraggio continuo delle condizioni marine. “Le praterie sommerse sono un indicatore sensibile della salute del mare – evidenziano i ricercatori –. Proteggerle significa salvaguardare non solo la biodiversità, ma anche la resilienza delle comunità costiere”.
Il lavoro, finanziato in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito del progetto National Biodiversity Future Center (NBFC), rappresenta un passo fondamentale per comprendere l’evoluzione dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo e promuovere politiche ambientali basate su evidenze scientifiche.
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