Addio a Ugo Borsatti, l’occhio di Trieste che ha raccontato un secolo

Se ne va a 98 anni uno dei grandi testimoni visivi della storia cittadina, l’uomo che con la sua macchina fotografica ha attraversato la guerra, la rinascita, il tempo e l’anima di Trieste. Ugo Borsatti è morto lasciando dietro di sé non solo un’immensa eredità fotografica, ma una testimonianza umana e professionale che ha segnato più generazioni. A darne notizia Il Piccolo.
L’inizio tra le macerie della guerra
Il suo primo scatto,stando alla biografia sul sito dei civici musei di Trieste, datato 14 settembre 1944, è già una pagina di storia: un gruppo di militari italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’armistizio. Aveva solo 17 anni, ma già allora la fotografia per lui era più di una passione: era un modo per fermare il tempo. La guerra lo segnò duramente: costretto dai tedeschi a scavare trincee nei pressi di Fiume, fuggì, venne catturato dai partigiani e deportato in un campo di lavoro in Croazia. Anche da lì riuscì a scappare, tornando a una Trieste in cerca di pace.
L’amore, il lavoro, il racconto quotidiano
Diplomatosi all’Istituto Leonardo da Vinci, Borsatti si adattò a vari lavori, tra cui quello di addetto al censimento: fu proprio in quell’occasione che incontrò Bruna Iaculin, la donna che sarebbe diventata sua moglie nel 1955.
Nel 1952, nacque il suo primo studio fotografico, Foto Omnia, nella casa di via Ginnastica 44. Da lì in poi, la sua vita fu un racconto per immagini: spostatosi in via Gatteri nel 1961, Borsatti documentò tutto ciò che riguardava Trieste – i suoi volti, i suoi drammi, i suoi sorrisi, le sue rinascite.
Una carriera tra le grandi firme
Ugo Borsatti lavorò per testate nazionali di primissimo piano: Il Corriere della Sera, Il Gazzettino, Il Piccolo, Il Messaggero Veneto, Corriere dello Sport, Tutto Sport e la mitica Agenzia RotoFoto di Fedele Toscani. Dalle sue immagini nacquero libri e volumi storici, autentici archivi visivi del Novecento triestino.
Un riconoscimento lungo una vita
Nel 1957 fu presidente dell’Associazione Fotoreporter Giuliani. Poi arrivarono incarichi di rappresentanza per l’Associazione Artigiani di Trieste, fino a diventarne presidente. Nel 1995 fu nominato Cavaliere della Repubblica, nel 2003 ricevette il premio Artigeniale dalla Confartigianato regionale, mentre nel 2012 venne insignito del prestigioso Sigillo Trecentesco dal Comune di Trieste. Nel 2015 l’omaggio più simbolico: il riconoscimento per i cinquant’anni di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti.
Un testimone silenzioso, un narratore eterno
Ugo Borsatti non ha solo raccontato la città, l’ha vissuta, l’ha scritta con la luce e l’ombra delle sue immagini, restituendole memoria. Con la sua morte, Trieste perde un osservatore silenzioso ma presente, che ha saputo entrare con discrezione e umanità nella vita della comunità. Le sue fotografie restano, però, a parlarci ancora.
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