Via del Sale, festa provocatoria per la colonnina: “Colonnina” spegne una candelina

Nel centro di Trieste, là dove ogni pietra sembra pensata per raccontare eleganza e storia, basta pochissimo per trasformare una scena urbana in teatro cittadino. E questa volta il palcoscenico è minuscolo, quasi comico, ma proprio per questo potentissimo: via del Sale, angolo via Pescheria, nel cuore del “salotto buono”, ha visto andare in scena una celebrazione tanto piccola quanto pungente.
La protagonista è lei: Giuseppina Colon detta Nina, più semplicemente “la colonnina”. Quella che, per chi ci passa ogni giorno, è diventata un elemento fisso del paesaggio. Ma oggi, secondo una segnalazione arrivata in redazione, Nina “festeggia il compleanno”. E lo fa con una “cerimonia” che profuma di ironia triestina: un cartello che recita “Così da 1 anno”, qualche fiore appoggiato con cura e la sensazione chiarissima che non sia solo una goliardata.
È una provocazione. Di quelle che a Trieste non hanno bisogno di urlare: basta un dettaglio, una frase, una smorfia collettiva.
Una cerimonia minuscola, ma un messaggio enorme
Le immagini parlano da sole: il cartello, la data, il riferimento al tempo che passa. Non un semplice “compleanno”, ma un conteggio. Come a dire: è lì da un anno, e quindi?.
E infatti, sempre secondo la segnalazione, qualcuno tra i presenti avrebbe augurato “100 primavere” alla colonnina. Un gesto teatrale, quasi affettuoso. Ma la risposta sarebbe arrivata subito, secca e triestina fino al midollo:
“Gnente de più fazile co’ la giunta che gavemo!”
Una frase che, nel giro di mezzo secondo, cambia tutto: da scenetta simpatica a stoccata precisa. Perché qui la colonnina non è più solo un oggetto urbano. Diventa simbolo, diventa messaggio, diventa presa in giro. E, in controluce, diventa anche una domanda: com’è possibile che una situazione del genere, in pieno centro, sia diventata “normale”?
La “Nina” e la Trieste che commenta con sarcasmo
Il punto non è l’oggetto in sé, ma l’effetto che produce. Perché Trieste, quando non ha voglia di fare comizi, usa un altro linguaggio: lo sfottò intelligente, la battuta che punge, l’ironia che lascia dietro una scia amara.
E allora ecco che la “Nina” viene battezzata, celebrata, trasformata in personaggio. Con una piccola festa che non è una festa: è una denuncia in versione triestina, con fiorellini al posto dei megafoni.
Il “salotto buono” e l’immagine che resta
C’è un dettaglio che rende la scena ancora più potente: la location. Non un angolo qualsiasi, non una periferia dimenticata. Ma un punto centrale, elegante, dove ogni turista passa e fotografa.
Ed è proprio qui che la provocazione colpisce più forte: perché una colonnina “celebrata” come fosse un monumento involontario racconta anche un’altra Trieste, quella che osserva e commenta: bella fuori, complicata dentro.
E in fondo, la frase finale della segnalazione sembra riassumere tutto: una “plebe” (detta con sarcasmo) che guarda, ride, punge, e intanto manda un messaggio chiarissimo a chi amministra.
Perché se una colonnina è lì “da un anno”, e qualcuno arriva persino a farle gli auguri… forse il problema non è la colonnina. È quello che rappresenta.
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