"Ghe pensemo dopo Barcolana? Sì, ma solo fino a San Nicolò: Trieste si prepara a rimandare tutto un’altra volta"

Con il termine della Barcolana, lunedì 14 ottobre 2024, è ufficialmente cominciato il periodo che i triestini ormai conoscono come "D.B." – ovvero "Dopo Barcolana". Questo giorno segna un vero e proprio spartiacque: l'estate è definitivamente conclusa e tutte quelle attività rimandate con il classico "ghe pensemo dopo la Barcolana" devono essere affrontate.
Un triestino, in un post provocatorio, ha ironizzato sulla situazione, descrivendo la giornata come l'inizio di un periodo di caos che non si limiterà solo al traffico, ma si espanderà anche agli uffici, scuole e altri ambiti. Secondo l’arguto cittadino, oggi sarà solo l’inizio di una lunga serie di ingorghi e disagi che ci accompagneranno fino a Natale.
Traffico, uffici e scuole: la città riprende fiato
La ripresa delle attività post-Barcolana porta con sé un prevedibile aumento del traffico. Le strade di Trieste saranno invase da veicoli bloccati, con il malumore che si spargerà anche negli uffici, dove le pratiche accumulate durante il periodo estivo tornano a farsi sentire. Anche le scuole non saranno esenti da questo caos: gli studenti, tornati sui banchi, si troveranno a dover recuperare tutto ciò che avevano messo in pausa durante l’estate.
Ma come spesso accade, l'ironia triestina non si lascia scoraggiare. Il triestino autore del post, con il consueto sarcasmo, prevede che questo caos durerà fino alle festività natalizie, quando, inevitabilmente, la stessa scusa sarà utilizzata di nuovo: "Ghe pensemo dopo San Nicolò, o magari dopo Natale o Capodanno".
E se non bastasse Natale? L'ironia sul futuro procrastinatore
Concludendo la sua riflessione in pieno stile triestino, il provocatore cittadino già si spinge oltre, ironizzando su quanto sia radicata la cultura del rimandare. "Ciò, ma quando casca Pasqua nel 2025?", si chiede, suggerendo che la procrastinazione potrebbe addirittura spingersi fino alla prossima primavera.
In fondo, a Trieste, c’è sempre un "dopo" a cui rimandare!
FOTO ALDO BUDICIN
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