domenica 12 luglio 2026
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Segnalazioni

Papà italiani piu vecchi d'Europa, primo figlio a 36 anni

Luca Marsi·
 Papà italiani piu vecchi d'Europa, primo figlio a 36 anni

Diventare papa' per la prima volta e' un'esperienza che gli uomini italiani continuano a spostare sempre piu' avanti nel tempo, piu' di quanto si faccia negli altri Paesi europei. I piu' recenti dati Istat indicano che in Italia si diventa papa' mediamente a 35,8 anni, mentre in Francia a 33,9 anni, in Germania a 33,2, in Inghilterra e Galles a 33,7 anni. Un fenomeno sempre piu' frequente rispetto al passato che riguarderebbe circa il 70% dei nuovi papa' italiani: cio' significa che 1 uomo su 3 e' ancora senza figli oltre i 36 anni d'eta'. Una tendenza a ritardare la paternita' che non e' priva di conseguenze: numerose evidenze scientifiche dimostrano che le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, cioe' motilita', morfologia e anche i danni al Dna, peggiorano con l'aumentare dell'eta'. Per questo, in vista della Festa del Papa', gli esperti della Societa' Italiana di Andrologia (Sia) puntano i riflettori sull'importanza di anticipare la paternita' e, dove non possibile, di preservare la fertilita' fin da giovani, principalmente attraverso un sano stile di vita, ma anche con il contributo di sostanze di estrazione naturali in grado di offrire protezione contro i danni del tempo e degli inquinanti ambientali esterni. "In Italia l'eta' in cui si fa il primo figlio e' aumentata di 10 anni, passando dai 25 anni della fine degli anni '90 ai circa 36 attuali, che pongono il nostro Paese in cima alla classifica dell'eta' media del concepimento in Europa", dichiara Alessandro Palmieri, presidente della Sia e docente di Urologia all'universita' Federico II di Napoli. "Un fenomeno che riguarda quasi il 70% dei nuovi papa' italiani. Ne consegue che un uomo su 3, superata questa soglia, e' ancora senza figli. Questo significa che nel giro di pochi decenni si e' passati da una situazione nella quale solo una ridotta minoranza arrivava senza figli all'eta' di 35 anni, a una nella quale la maggioranza della popolazione maschile rinvia oltre questa soglia anagrafica la prima esperienza di paternita'. Un accentuato ritardo maschile che puo' essere imputato a vari motivi di ordine culturale, economico e biologico, ma anche dall'allungamento della vita che nella donna non influenza, invece, la possibilita' riproduttiva rimasta ferma intorno ai 50 anni. Tutto questo concorre nel rendere gli uomini piu' propensi a un rinvio della paternita', toccando anche estremi che arrivano a superare addirittura i 45-50 anni, per cui saranno padri-nonni prima che il figlio diventi maggiorenne". 
 "La nostra societa' sta assegnando alla riproduzione un ruolo tardivo, dimenticando che la fertilita', sia maschile che femminile, ha il suo picco massimo tra i 20 e i 30 anni e che la potenzialita' fecondante del maschio e' in netto declino", precisa Palmieri. "Oggi con le difficolta' economiche, tutti si trovano costretti a ritardare e aspettare di sistemarsi prima di fare figli. Con l'avanzare dell'eta' pero' la fertilita' diminuisce perche' anche gli spermatozoi 'invecchiano' e bisogna insegnare alle giovani generazioni l'importanza di una fertilita' sana al momento giusto che va preservata fin da giovani". A questo scopo la Sia, in collaborazione con l'Istituto di farmacologia clinica dell'universita' degli studi di Catanzaro, ha sviluppato un nuovo integratore, il primo pensato su misura per l'uomo, realizzato da una societa' scientifica italiana con effetti positivi sulla salute maschile in generale, compresa la fertilita'. Questo composto nasce anche dalla necessita' di offrire ai pazienti un'integrazione alimentare la' dove il cambio degli stili di vita non sempre risulti fattibile ed efficace, grazie a effetti benefici documentati in una recente revisione degli studi sulle sette sostanze pubblicata sulla rivista Uro. "Lo scopo della medicina moderna non e' solo quello di curare ma soprattutto di prevenire e da questo concetto", spiega Tommaso Cai direttore dell'U.O. di Urologia dell'ospedale di Trento e segretario della Societa' Italiana di Andrologia. Nasce il composto chiamato Drolessano, un mix di 7 sostanze naturali, due delle quali hanno specifici effetti sulla fertilita' maschile. Si tratta dell'escina estratta dai semi e dal guscio dell'ippocastano, un potente antiossidante utile nel preservare la fertilita', ma anche per prevenire i sintomi della prostatite cronica, patologia questa che anch'essa implicata nella riduzione della fertilita' maschile. L'altra sostanza 'alleata' della fertilita' maschile e' il licopene, un nutriente presente nei pomodori, che secondo uno studio dell'universita' di Sheffield, pubblicato sull'European Journal of Nutrition, potrebbe aumentare la qualita' dello sperma e contrastare l'infertilita' maschile, proteggendo dagli effetti dannosi dei radicali liberi". (AGI)Sci/Rob 
Gli uomini che ritardano la paternita', soprattutto dopo i 45 anni, non solo devono affrontare problemi di fertilita' ma possono mettere a rischio anche la salute del neonato. "Mentre si sa che per le donne dopo i 35 anni possono esserci cambiamenti fisiologici che influiscono sul concepimento, gravidanza e salute del bambino, la maggior parte degli uomini invece", sottolinea Cai, "non e' consapevole dell'impatto dell'eta' dovuto non solo al calo naturale del testosterone, ma anche alla perdita di 'forma fisica' degli spermatozoi che puo' portare anche a cambiamenti nello sperma che vengono trasmessi da genitori a figli nel loro Dna. E' ben documentato che concepire in eta' avanzata comporta il rischio che il bambino nasca o sviluppi nel tempo problemi di salute". Secondo uno studio pubblicato su 'Nature', ogni anno in piu' del padre comporterebbe un incremento di 1,51 nuove mutazioni genetiche nei figli, il 25% in piu' rispetto a quelle che dipendono dalla madre. Un altro studio, pubblicato sempre su 'Nature', suggerisce che i figli di padri anziani hanno rischio piu' alto di autismo e schizofrenia nei figli. "In definitiva, cosi' come la fertilita' femminile, anche quella maschile, e' tempo-dipendente", conclude Palmieri. "E' dunque fondamentale sfatare il mito dell'uomo fertile a tutte le eta' e promuovere invece strategie di informazione, prevenzione e preservazione della fertilita' maschile, cominciando dalla giovane eta', poiche' una volta instaurati i danni non sono reversibili". (AGI)Sci/Rob

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