Omelia del Vescovo Crepaldi per Pasqua: "Bombe uccidono innocenti nella guerra in Ucraina, tanti anziani in solitudine"
Di seguito il testo dell'omelia che l'Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato oggi, Domenica 9 aprile, alle ore 10.30, durante la Santa Messa nella Domenica di Pasqua di Risurrezione del Signore.
"Carissimi fratelli e sorelle in Cristo Signore!
- Il brano del Vangelo che è stato appena proclamato ci ha trasmesso questa singolare narrazione dell’evangelista Giovanni: “giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”. Al cuore di questo racconto c’è un sepolcro. Chiediamoci: perché a Pasqua un sepolcro diventa il punto in cui si concentra la nostra attenzione? Non certo per convincerci che il sepolcro sia la casa definitiva di ogni persona umana: questo lo sappiamo tutti e da sempre. La risposta è altra: quel sepolcro, infatti, rivela che il nostro destino ultimo è mutato. In che modo? In questo: il cadavere che era stato posto in quel sepolcro, il cadavere di Gesù distrutto e devastato dalla crocifissione, non c’è più. Lo stesso Simon Pietro, che aveva fatto un’accurata ispezione del sepolcro, fornirà la vera ragione per cui lo aveva trovato vuoto. “Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse … a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione dai morti”. Il cadavere non è più nel sepolcro, perché Gesù morto crocefisso è stato risuscitato: su di Lui la corruzione della morte non l’ha avuta vinta in quanto Dio lo ha liberato e gli ha donato la vita incorruttibile. Noi oggi, con la Pasqua di risurrezione di Gesù, celebriamo il fatto che costituisce l’unica e vera svolta nella storia dell’umanità e di ciascuno di noi: incapaci di sperare oltre la morte, rassegnati ad essere destinati ad un nulla eterno, oggi ci viene è detto che, in Cristo, la nostra vita non è per la morte, ma per la vita piena ed eterna.
- Carissimi fratelli e sorelle, nella seconda lettura abbiamo ascoltato queste parole di San Paolo: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, non quelle della terra”. Qui il grande Apostolo ci invita a divenire partecipi della vita personale del Risorto, credendo alla Sua risurrezione, incontrandoLo personalmente nei sacramenti, abbandonando ogni modo di pensare e di agire che ci porti a chiuderci in noi stessi, ad aprire il nostro cuore all’amore per il prossimo. Fuori da questa salutare prospettiva di rinnovamento spirituale e di carità operosa la resurrezione di Gesù è negata. È negata ogni volta che usiamo la nostra libertà contro il bene comune; è negata dalle bombe che uccidono innocenti come nella guerra in Ucraina; è negata nel corpo delle donne violentate; è negata negli occhi pieni di paura dei bambini profughi; è negata dalla mancanza di lavoro e dalle incertezze economiche per le famiglie numerose o per i tantissimi anziani che a Trieste vivono di pensione e solitudine; è negata nel giovane irretito dalle droghe e dal vuoto esistenziale; nell’ammalato non rispettato nella sua dignità; nell’amore coniugale equiparato a ogni tipo di convivenza; nella vita umana soppressa nel grembo materno. Carissimi, facciamo di tutto affinché la risurrezione di Gesù sia all’opera in noi e i fuori di noi, sia una primavera rigogliosa di vita. A Cristo, Re vittorioso, a Lui crocifisso e risorto, gridiamo con gioia il nostro Alleluia! In questo orizzonte di amore e speranza, auguro a tutti una santa e buona Pasqua!"
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