“Non comprare a prezzi da rapina!”: lo sfogo di un triestino contro il caro vita

Un messaggio chiaro, scritto tutto in maiuscolo, come a voler urlare l’esasperazione di tanti: “N O N C O M P R A R E a prezzi da rapina!”. È lo sfogo di un triestino che, in queste ore, sta facendo il giro dei social per la sua schiettezza e per il tono deciso con cui denuncia il caro prezzi che sta colpendo famiglie e consumatori in tutta Italia.
Secondo l’autore del messaggio, la situazione è ormai insostenibile: «Mai come adesso tutto costa una follia per il consumatore finale medio italiano. Non c’è ritegno nell’applicare rincari vergognosi, non c’è settore merceologico che si salvi». A finire nel mirino soprattutto il comparto alimentare, indicato come il più colpito dagli aumenti.
Una giungla di offerte e rincari
Nel testo si parla di una vera e propria “giungla di offerte e tranelli”, dove il consumatore è costretto a faticare per trovare il giusto compromesso tra prezzo e qualità. Una condizione che diventa insostenibile, secondo il cittadino triestino, quando si pensa che stipendi e pensioni sono «fermi da 25 anni».
Il cuore del messaggio è un appello al boicottaggio consapevole: «Ti imbatti in un prezzo divenuto rapidamente proibitivo? Non comprare e invita tutti i tuoi contatti a non comprare quel prodotto. È ora di boicottare alla grande. Alla grande».
Il caso delle uova di Pasqua: “+30/40% è un prezzo criminale”
A fare da esempio concreto sono le uova di cioccolato pasquali, un prodotto stagionale che secondo l’autore del post avrebbe subito un rincaro del 30-40% rispetto allo scorso anno. «Sono prezzi criminali! Non buttare al vento il tuo reddito» scrive, con toni duri, ma che sembrano rappresentare il sentimento comune di molti cittadini, alle prese con il carovita in vista della Pasqua.
Il messaggio – pur non facendo riferimento a singole marche o insegne – si rivolge in modo trasversale a tutta la filiera del consumo, con l’invito a riflettere sul potere d’acquisto delle famiglie e sull’uso consapevole del denaro. Un gesto di protesta civile che, partito dai social triestini, sta trovando eco anche altrove.
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