Pubblichiamo da dott Fulvio ZORZUT Medico Epidemiologo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva Ordine dei Medici di Trieste n 2415
Una vaccinazione richiede una serie di passaggi precisi: l’accoglienza e la registrazione del vaccinato, l’informazione e il counselling, l’acquisizione del consenso informato, particolarmente delicato per questa vaccinazione perchè richiede la lettura di alcune decine di pagine, un’anamnesi pre-vaccinale, delle dotazioni sanitarie di emergenza (ossigeno, adrenalina, cortisone ecc), delle condizioni di disinfezione ambientale ed il rispetto di precise procedure standardizzate. A eseguirla, personale medico, infermieristico e assistenti sanitari formati, che sappiano valutare eventuali allergie note e riferite, riconoscere e trattare eventuali reazioni allergiche post vaccinali acute. Dopo la vaccinazione, per tutte le vaccinazioni, bisogna permanere in loco in osservazione sanitaria, per almeno 15- 20 minuti, nel caso dei rarissimi ma sempre possibili eventi allergici.
Si comprende come un centro vaccinale deve essere accreditato dal punto di vista organizzativo, strutturale e strumentale. Al di là del problema delle poche dosi che in grande numero rimangono nei frigoriferi, aggiungendo un problema organizzativo e di priorità, la soluzione proposta da Bertolaso di procedere a vaccinare gli italiani, costi quel che costi, fino allo smaltimento delle dosi disponibili, senza alcun accantonamento per i richiami, sembra una mossa spregiudicata, di tipo bellico. Non è scientificamente corretta, in quanto le seconde dosi di questi cicli vaccinali sono indispensabili per garantire una copertura immunitaria sufficientemente efficace, e quindi i vaccinati con una sola dose non possono essere certamente considerati protetti.
La mobilitazione nazionale vaccinale corale, auspicata da Draghi, rischia di essere demagogica, come le “primule” di Conte. Si dichiara la disponibilità delle Forze armate, della Protezione civile, passando addirittura per Confindustria che propone di aprire le proprie fabbriche per immunizzare dipendenti e familiari. Si afferma che il personale sanitario, che manca, potrà contare su un contributo “diffuso” che dovrebbe coinvolgere intensivamente gli hub regionali, le caserme e gli stadi, le stazioni, i parcheggi o addirittura i drive in dove si fanno i tamponi.
E' bene sottolineare ancora la profonda differenza tra fare dei tamponi diagnostici, ed eseguire invece delle vaccinazioni.
Sono proposte fatte da chi non conosce bene le esigenze minime precauzionali, anche in chiave di tutela medico legale e assicurativa. Infatti al di là delle leggi sugli indennizzi da danni di vaccino (Legge 210/92 Vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e Legge 229/2005 – riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla Legge 210/92) è sempre possibile la rivalsa legale risarcitoria, da parte del danneggiato, nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino e nei confronti della ASS di appartenenza.
La soluzione è far arrivare più dosi, incrementare il personale dedicato e individuare hub sanitari che garantiscano comunque la massima tutela sanitaria, nel rispetto dei cicli previsti dalla sperimentazione attuata per ottenere l'autorizzazione.