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Cronaca

Parcheggi a Trieste, triestino di domanda: «E se il problema fossero anche i troppi passi carrabili?»

redazione·
Parcheggi a Trieste, triestino di domanda: «E se il problema fossero anche i troppi passi carrabili?»

Trovare un parcheggio a Trieste, soprattutto in alcune zone e in determinati momenti della giornata, può trasformarsi in una lunga ricerca. Ma dietro una difficoltà ormai ben conosciuta dagli automobilisti ci sarebbe davvero soltanto l'aumento delle auto e l'afflusso turistico?

A sollevare una questione diversa è un triestino che, attraverso una segnalazione, propone una propria ipotesi e invita la città a discuterne: quanto incidono sulla disponibilità di parcheggi pubblici i numerosi passi carrabili presenti lungo le strade?

Una domanda, precisa il cittadino stesso, che nasce come semplice riflessione e non come conclusione definitiva.

«Non è che il problema sono anche i passi carrabili?»

«Sarà una mia ipotesi ma non è che il problema parcheggi a Trieste è causato in larga parte da un'esagerata quantità di passi carrabili in ogni strada per via dei vari parcheggi privati?», domanda il lettore.

Il ragionamento parte da un'osservazione quotidiana.

Lungo molte vie cittadine, infatti, alla normale successione degli stalli si alternano accessi a cortili, garage, autorimesse e proprietà private davanti ai quali la sosta non è possibile.

Da qui nasce il dubbio: sommando tutti questi spazi, quale potrebbe essere il loro peso reale sulla disponibilità complessiva di parcheggi lungo strada?

La segnalazione non fornisce dati che permettano di stabilirlo, ma pone una questione destinata facilmente ad alimentare il confronto.

Una città con spazi limitati

Il cittadino parte anche da un'altra caratteristica evidente di Trieste: una città relativamente compatta, nella quale in molte zone il tessuto urbano lascia poco margine alla realizzazione di nuovi stalli.

«Sarà che Trieste è una città piccola», osserva.

In quartieri costruiti molto prima dell'attuale diffusione dell'automobile, ogni metro di strada finisce inevitabilmente per essere conteso tra diverse esigenze: parcheggi, marciapiedi, accessi agli edifici, fermate del trasporto pubblico e viabilità.

È proprio in questo equilibrio complicato che si inserisce la riflessione sui passi carrabili.

Il peso delle auto dei visitatori

Nella sua segnalazione il triestino non esclude affatto il ruolo del turismo.

Anzi, sottolinea come in città siano numerose le automobili provenienti dall'estero, citando in particolare visitatori dall'Europa orientale, dai Balcani e dal Nord Europa.

L'aumento delle presenze turistiche e delle persone che raggiungono Trieste con mezzi propri può inevitabilmente contribuire ad aumentare la domanda di sosta.

Ma secondo il cittadino questa spiegazione, da sola, non sembrerebbe sufficiente.

«Davvero c'è una carenza di parcheggi tale che non si può spiegare solo con il grande afflusso di turisti», osserva.

Turismo o problema strutturale?

Ed è qui che la segnalazione diventa più interessante.

Se la difficoltà nel trovare posto si verificasse soltanto durante i periodi di massimo afflusso turistico, sarebbe semplice attribuire il fenomeno quasi esclusivamente ai visitatori.

Ma quando la ricerca del parcheggio diventa complicata anche in situazioni ordinarie, il dubbio è che esistano elementi strutturali che meritano di essere approfonditi.

Il cittadino propone quindi di guardare anche alla configurazione stessa delle strade, alla presenza degli accessi privati e alla quantità complessiva di spazio realmente disponibile per la sosta pubblica.

Il paradosso dei parcheggi privati

La provocazione contiene anche un piccolo paradosso urbano.

La realizzazione di garage e parcheggi privati dovrebbe teoricamente ridurre il numero di automobili lasciate sulla strada.

Allo stesso tempo, però, ogni accesso carrabile necessita di uno spazio libero davanti all'ingresso, sottraendo almeno una parte del bordo stradale alla sosta.

Quale dei due effetti prevalga realmente a Trieste non può essere stabilito sulla base della sola segnalazione.

Ed è proprio per questo che la domanda posta dal cittadino potrebbe meritare un'analisi attraverso numeri e dati precisi.

Una questione che riguarda molti quartieri

Il tema dei parcheggi non interessa soltanto il centro.

La difficoltà nel trovare uno stallo viene segnalata frequentemente anche nelle zone residenziali, soprattutto nelle ore serali, quando molti automobilisti rientrano contemporaneamente nelle proprie abitazioni.

In quei momenti pochi stalli possono fare una grande differenza.

Una serie di passi carrabili, una zona riservata o uno spazio non utilizzabile per la sosta può trasformare una strada apparentemente lunga in una successione molto più ridotta di parcheggi effettivamente disponibili.

La domanda: quanti posti servirebbero davvero?

La segnalazione apre quindi un interrogativo più ampio.

Trieste ha realmente pochi parcheggi in senso assoluto oppure possiede semplicemente una quantità di automobili superiore alla capacità delle sue strade?

E ancora: quanto incidono i turisti, quanti posti vengono utilizzati dai residenti e quale quota dello spazio stradale non può essere destinata alla sosta per la presenza di accessi privati?

Sono domande alle quali sarebbe necessario rispondere con una fotografia complessiva della mobilità cittadina.

«Qual è il vero problema secondo voi?»

Il cittadino conclude proprio invitando i triestini a confrontarsi.

«Qual è il vero problema secondo voi?».

Una domanda apparentemente semplice, ma che racchiude uno dei temi più sentiti nella quotidianità cittadina.

Perché dietro la ricerca di un parcheggio possono convivere contemporaneamente più fattori: una città costruita in epoche diverse, il numero delle automobili dei residenti, il turismo, gli accessi privati e una disponibilità di spazio urbano che, per definizione, non è infinita.

La provocazione sui passi carrabili non pretende quindi di fornire una risposta definitiva.

Fa però qualcosa che spesso precede le risposte: pone una domanda concreta sul modo in cui Trieste utilizza ogni metro delle proprie strade.

E il dibattito, inevitabilmente, è aperto.

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