Le fake news su Facebook più seguite delle fonti ufficiali: l’84% rimane online
La disinformazione in materia di sanità sui social media surclassa i contenuti diffusi da fonti ufficiali e riconosciute, come l’Oms e il Ministero della Salute. Lo dimostra Avaaz con lo studio dal titolo “Facebook’s Algorithm: A Major Threat to Public Health”, che stima 3,8 miliardi di views nell’ultimo anno per i canali che diffondono fake news, collezionate principalmente a seguito della pandemia.
Lo studio ha utilizzato come campione la popolazione statunitense, inglese, francese, tedesca e italiana, dimostrando così come l’algoritmo stesso sia stato il principale fautore della diffusione di contenuti fake. Dal canto proprio i dirigenti Facebook hanno chiarito il loro impegno nei riguardi di un’informazione sicura ma, come ha dimostrato Avaaz, durante il picco della pandemia i dieci siti internet principali che diffondono disinformazione hanno raggiunto il record di 460 milioni di visualizzazioni.
Il report analizza 42 pagine Facebook, seguite da un totale di 28 milioni di persone, generando così 800 milioni di visualizzazioni. Infine, lo studio propone una soluzione in due step per arginare la disinformazione: rettifiche social effettuate da fact-checker indipendenti - Avaaz e le università George Washington e Ohio State dimostrano che questa accortezza, da sola, riduce le convinzioni indotte dalla disinformazione del 50% - e declassamento degli utenti o pagine che in maniera sistematica diffondono notizie fake, riducendone dell’80% la presenza nei feed.
L’Ong è riuscita a dimostrare che solamente il 16% dei post riguardanti l’argomento salute è segnalato da Facebook, il restante 84% rimane semplicemente online. «Condividiamo l’obiettivo di Avaaz di limitare la disinformazione, ma le loro evidenze non riflettono le misure che abbiamo adottato per evitare che le fake news si diffondano sui nostri servizi» ha dichiarato un portavoce di Facebook Italia, «Grazie alla nostra rete globale di fact-checker, da aprile a giugno abbiamo applicato etichette di avvertimento su 98 milioni di informazioni errate relative al Covid-19 e rimosso 7 milioni di contenuti che potrebbero portare a danni imminenti. Abbiamo indirizzato oltre 2 miliardi di persone verso le risorse messe a disposizione dalle autorità sanitarie e quando qualcuno cerca di condividere un link su Covid-19, mostriamo un pop-up per collegarlo ad informazioni sanitarie autorevoli».
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