“In 10 giorni 3 accoltellati, furti e vandalismi”: la denuncia “città in affanno tra degrado e paura”

Cambia l’anno, ma non cambia la sensazione. È questa l’amara premessa di una segnalazione arrivata alla redazione da parte di un lettore, che racconta un clima di crescente esasperazione per ciò che percepisce come un peggioramento della vivibilità in città.
Nel suo messaggio il lettore parla di un bilancio pesante: “in 10 giorni 3 accoltellati, 3 furti, 2 risse e vandalismo vario”. Un elenco che non vuole essere soltanto cronaca, ma diventa un grido d’allarme: la paura, scrive, è che Trieste stia imboccando la strada di tante altre città dove la violenza quotidiana finisce per diventare “normalità”.
“Sicurezza: così non si può andare avanti”
Al centro dello sfogo c’è la percezione di una sicurezza che vacilla e di una risposta che non convince. Il lettore sostiene che molti episodi vedrebbero protagoniste persone straniere “arrivate in città solamente per delinquere”, aggiungendo che “non vogliono lavorare e non vogliono integrarsi”. Parole dure, che fotografano un malcontento ormai radicato in una parte della cittadinanza, soprattutto quando i fatti di cronaca si sommano in breve tempo.
Nel mirino finiscono anche le associazioni, accusate dal lettore di attaccare spesso Comune e forze dell’ordine “senza mai una parola contro le violenze”, alimentando così una frattura sempre più evidente tra chi invoca più tutela e chi sottolinea il lato umanitario e sociale delle emergenze.
Degrado urbano: “sporcizia ovunque, parcheggi sui marciapiedi”
Non c’è solo la criminalità: la segnalazione si allarga al tema del degrado urbano. Il lettore descrive “sporcizia in tutta la città”, strade “intasate dalle macchine” e parcheggi “in tutti i marciapiedi”, in un quadro di disordine che, secondo lui, rende Trieste sempre più difficile da vivere.
La conclusione è un amaro presagio: “la soluzione non c’è, continuerà così e sarà sempre peggio”. E ancora: “arriveremo ad essere una città violenta come lo è la stragrande delle città”. Il messaggio si chiude con un’espressione che suona come un sospiro: “povera Trieste, povera Italia”.
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