Giappone distruggerà il 77% dei farmaci anti-Covid inutilizzati

Il governo di Tokyo si appresta a distruggere il 77% dei farmaci assunti per via orale, acquistati per far fronte alla pandemia da coronavirus, poiché rimasti inutilizzati. Lo ha detto il ministero della Salute nipponico, spiegando che delle medicine assicurate per 5,6 milioni di persone, circa 4,3 milioni rimangono in giacenza. Le case farmaceutiche hanno già reso disponibili i farmaci al pubblico. Tuttavia, dopo che nel maggio dello scorso anno lo status legale della malattia è stato declassato alla stessa categoria dell'influenza stagionale, il governo può fornirli solo in caso di emergenza. Si stima che le scorte delle compresse di Xocova prodotte da Shionogi, le capsule di Lagevrio della Merck, e le pillole di Paxlovid fornite dalla Pfizer, per un valore stimato di 300 miliardi di yen, (1,80 miliardi di euro) saranno distrutte alla scadenza. Secondo gli analisti interpellati dai media locali, risulta difficile prevedere con precisione la quantità di farmaci necessari in una situazione di pandemia, e simili dinamiche dovranno essere discusse prima che emerga la prossima malattia infettiva. Sebbene l'importo pagato per gli acquisti non sia stato reso noto dal ministero, secondo i calcoli effettuati dalla agenzia Kyodo, che ha utilizzato i dati disponibili sui volumi di acquisti e spedizioni, alla fine di marzo il Giappone deteneva ancora scorte dei tre farmaci per almeno 4,3 milioni di pazienti, e le medicine avevano un prezzo che, nel caso del Paxlovid, raggiungevano i 99.000 yen a persona, circa 600 euro, e che sono tra le maggiori riserve inutilizzate perché non possono essere assunte con determinati farmaci. Il Giappone ha già smaltito 240 milioni di dosi di vaccino Covid-19, dopo aver inizialmente firmato contratti per l'acquisto di 930 milioni di sieri e aver successivamente annullato altri ordinativi. Il Ministero della Salute ha dichiarato al Parlamento che i vaccini distrutti avevano un valore di 665,3 miliardi di yen, quasi 4 miliardi di euro, in gran parte da case farmaceutiche statunitensi. (ANSA). YY3-GV ANSA
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