lunedì 13 luglio 2026
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Segnalazioni

Covid, Rasi: 'Tanti contagi ma non è allarme, consiglio quarta dose ai 50enni'

Luca Marsi·

La nuova fiammata del Covid in Cina, "potrà darci un po' fastidio, i numeri dei contagi saliranno, ma senza un impatto significativo sugli ospedali", assicura il professor Guido Rasi, microbiologo, già direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco in un'intervista a 'La Stampa'. "A patto che non si sviluppi una nuova variante del virus — precisa subito — scenario improbabile, anche se è un rischio che non si può escludere". Per quasi un anno Rasi è stato consulente dell'ex commissario per l'emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo, e ora sottolinea "il nostro punto di forza: gran parte della popolazione è in qualche modo immunizzata". Allo stesso tempo, "una dose in più, anche ai 50enni, non fa un soldo di danno: la raccomanderei comunque a chi non ha avuto un contatto con il Covid negli ultimi mesi", aggiunge Rasi. Dobbiamo preoccuparci per quello che sta avvenendo in Cina? Esattamente tre anni dopo sembra un déjà vu..."A pensarci fa un po' impressione, ma non deve stupirci: sapevamo che i cinesi erano rimasti indietro, puntando su un isolamento impossibile, invece che sull'immunizzazione attiva. Poche vaccinazioni, con vaccini inadeguati, questo esito era inevitabile", avverte Rasi. Anche tre anni fa guardavamo con un certo distacco quello che succedeva a Wuhan. E oggi? "Dopo tre anni come quelli passati dobbiamo per forza rifugiarci nella speranza. E abbiamo più di un elemento di ottimismo, a cominciare dal fatto che il 91% degli italiani ha ottenuto una qualche immunità di fronte al virus, in molti casi doppia, sia infettandosi che con il vaccino - risponde - E poi i primi risultati dei sequenziamenti sui tamponi positivi dei passeggeri cinesi controllati negli aeroporti sono confortanti". Le varianti finora isolate sono tutte già note qui da noi e coperte dai nostri vaccini. "E logico che sia così. In Cina il virus nella versione Omicron trova terreno fertile e non ha bisogno di particolari mutazioni per diffondersi. Va detto, però, che il moltiplicatore dei contagi è così alto che non possiamo escludere sorprese negative. Lo ritengo improbabile, ma possibile", riflette. (Red/Adnkronos Salute)

Se tutto va bene e non escono nuove varianti, in Europa e in Italia non avremo particolari ripercussioni? "Dobbiamo aspettarci una risalita del numero dei contagi, più o meno sui livelli di un mese fa. Magari qualche ricovero in più, ma nulla che possa mettere in crisi gli ospedali e il sistema sanitario", osserva Rasi. Quindi, nessuna misura supplementare? "Al momento, no - evidenzia - Ma incoraggerei molto all'uso responsabile della mascherina, soprattutto in caso di assembramenti: è un'ottima barriera da tirare su con saggezza, più che con l'imposizione. Abbiamo visto che ci ha salvato dall'influenza in inverno e dalle allergie in primavera, ormai abbiamo imparato a conviverci".Nient'altro? "Spingerei su un uso più puntuale dei farmaci antivirali, per i pazienti che ne hanno bisogno. Visto che fin qui sono stati sempre sottoutilizzati", suggerisce. Secondo lei, 'liberare' i positivi al Covid, se asintomatici, senza tampone negativo, è un'imprudenza? "Direi modesta. E una decisione già presa in altri Paesi e dibattuta dalla comunità scientifica. In pratica, si prende atto dei limiti dei test antigenici: sono i più usati, ma falliscono nel 40% dei casi, lasciando in giro molti falsi negativi. Poi il presupposto è che, dopo 5 giorni e senza sintomi, la carica virale è comunque più bassa". Ci sono basi scientifiche, d'accordo ma anche una chiara volontà politica, no? "Non entro nelle dinamiche politiche, ma noto che, al di là di certe dichiarazioni, da parte del nuovo governo c'è un approccio pragmatico, che definirei di adattamento alla realtà pandemica. Non a casa, siamo stati tra i primi Paesi a prendere il provvedimento dei controlli negli aeroporti sui passeggeri in arrivo dalla Cina. Il ministro Schillaci, che era mio rettore all'università di Tor Vergata, ha il senso della realtà, alla fine, è lui che decide". (Red/Adnkronos Salute) 

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