Cori antisemiti durante match di serie A di calcio, la ferma condanna dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele
Pubblichiamo dall’Unione delle Associazioni Italia-Israele
La matrice dell’antisemitismo è sempre stata la violenza per mano dell’ignoranza.
Domenica scorsa abbiamo dovuto assistere in due diversi stadi italiani la tifoseria juventina e quella interista dare il “meglio di sé” intonando cori che identificavano l’avversario sportivo nell’ebreo.
Questa sottocultura violenta, alimentata da stolidi pregiudizi è arrivata persino ad invocare la sterilizzazione delle donne avversarie nel solco del progetto nazista di eugenetica positiva.
Condotte queste che ravvisano i più triti esempi di demonizzazione del popolo ebraico, così come anche denunziato negli indicatori della definizione di antisemitismo IHRA.
Non è accettabile che la collettività dia ospitalità a tanta violenza e che, specie lo sport, non reagisca e inorridisca nel giorno dell’anniversario dell’eccidio degli atleti israeliani a Monaco e nel giorno dell’applicazione delle leggi razziali nel nostro paese.
Vergogna! A quei rappresentati dello Stato che non prenderanno provvedimenti per una battaglia già aperta alla violenza negli stadi italiani.
Vergogna! A quelle società sportive che niente fanno per marginalizzare questa sottocultura violenta.
Per questo l’Unione delle Associazioni Italia-Israele, da sempre impegnata nella lotta all’antisemitismo e l’applicazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Rememberance Alliance), chiede con forza che il mondo sportivo prenda dei provvedimenti e che le società, in questo caso della Juventus e dell’Inter, pongano in atto azioni concrete per isolare questi gruppi violenti ed individuare i soggetti che si sono resi responsabili di questi cori vergognosi.
In mancanza di una chiara e netta posizione di contrasto è evidente la connivenza colpevole delle istituzioni e delle società calcistiche coinvolte.
In considerazione di ciò agli ignoranti degli spalti che inneggiano all’ebreo come espressione negativa e di disprezzo, ricordiamo che il ventidue per cento dei premi Nobel dal 1901 ad oggi è stato assegnato ad ebrei o studiosi di origine ebraica. Che il mondo ebraico ha concorso alla crescita della collettività e che oggi si distingue per aver creato uno Stato culla di democrazia, diritti civili, conseguendo con le sue start up, inoltre, un primato tecnologico nel mondo.
Pertanto, l’Unione delle Associazioni Italia-Israele chiede con forza che le Procure della Repubblica competenti indaghino per l’individuazione dei reati commessi, portando davanti alla giustizia i responsabili e che la Federazione Italiana Gioco Calcio provveda nei confronti delle società coinvolte con le sanzioni più gravi previste dal Codice di Giustizia Sportiva, sanzionando ad esempio con l’obbligo di disputare le prossime gare a porte chiuse, squalificare il campo per più giornate o con la penalizzazione di punti in classifica. Uno stato civile non può accettare, durante, una manifestazione sportiva atti di antisemitismo violento.
Quanto affermato da Celeste Vichi, Presidente pro tempore delle Associazioni Italia Israele d’Italia viene condiviso e supportato anche dalla sezione triestina.
“Non è ammissibile si prosegua nel denigrare una comunità che sta portando innovazione e dinamicità all’Italia, anche nel mondo dello sport”- afferma Renzo Sagues, Presidente di Italia Israele Trieste - “perché ogni simile violenza imprime nel mondo del calcio uno squallido fallimento ed un ritorno all’atroce passato”.
foto di repertorio
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