Allarme disagio mentale a scuola, ma non ci sono psicologi
Dopo due anni ufficialmente il covid è finito, ma gli effetti si sentono ancora in particolare tra i più giovani. "Sapevamo che ci sarebbero stati effetti a lungo termine, dopo quelli che abbiamo già visto l'anno scorso, ma adesso abbiamo una contezza più chiara di alcune situazioni di difficoltà molto specifiche". Così ad ANSA Cristina Costarelli, preside del liceo romano Isaac Newton e vicepresidente dell'ANP, l'associazione dei presidi che lancia un allarme sulla situazione di forte disagio psicologico fra gli alunni. "Si va da studenti che non riescono a tornare alla socialità dopo il covid - racconta - quindi che materialmente non vengono a scuola, hanno difficoltà a rimettersi in discussione e vivono una dimensione personale che fatica a confrontarsi con altri. Poi abbiamo un altro livello di disagio psicologico che è quello depressivo: studenti che magari frequentano la scuola ma la vivono isolati senza rapporti sociali. Infine abbiamo anche un altro aspetto di difficoltà evidente, quello della incapacità nella gestione delle emozioni: ragazzi che non riescono a misurare, ad esempio, la rabbia, l'aggressività e creano situazioni in cui le relazioni si inaspriscono". Un mondo rinnovato post-pandemia a cui i più giovani faticano ad abituarsi. "Se nel nostro liceo casi problematici ne capitavano due o tre l'anno al massimo - continua Costarelli - quest'anno siamo a sei sette". Ma il trend è generale assicura la vicepresidente di ANP. Il problema è che la scuola non ha strumenti, contuina Costarelli, "Non esiste lo psicologo della scuola come figura di sistema". Alcune scuole quindi, quando possono, organizzano uno sportello di ascolto e di aiuto psicologico. Al liceo Newton, ad esempio, sono riusciti ad aprirlo anche quest'anno grazie al sostegno dei genitori con una spesa di 3/4000 euro all'anno. "Con i finanziamenti statali non ce l'avremmo fatta". Ci sono altre scuole in cui questo è possibile grazie a finanziamenti degli enti locali, ma ce ne sono altre dove questo non è possibile perché si hanno solo i finanziamenti statali che non permettono di pagare un professionista. "E questo è un grosso problema - continua la preside - perché la scuola ne ha assolutamente necessità, i professori non sono psicologi anche se a volte si pensa che lo dovrebbero essere, ma non hanno le competenze. La scuola senza questa figura non ce la fa". Fino allo scorso anno scolastico ci sono stati i fondi dell'emergenza covid, nel Lazio la Regione sta mettendo dei fondi specifici per il bonus psicologico per i cittadini e per le scuole. "Va bene che ci siano questi finanziamenti, ma se finiscono come quelli per il covid?" chiede Costarelli "Lo psicologo della scuola deve assolutamente diventare figure inserite nell'organico scolastico", conclude. (ANSA). Z44-VR
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