“Alla Fiera di San Nicolò c’erano i piatti infrangibili!”: un tuffo nei ricordi di Trieste

La Fiera di San Nicolò, una delle più amate dai triestini, rivive nei ricordi di una residente che ci ha segnalato il fascino di questa tradizione unica. Tra gli elementi che emergono con forza, c’è l’odore inconfondibile: un misto di mille profumi che anticipava l’arrivo della festa a centinaia di metri di distanza. Era il segnale che il divertimento stava per iniziare.
Bancarelle improvvisate e venditori carismatici
La triestina ricorda le bancarelle tirate su “alla bell’e meglio”, ben lontane dall’eleganza uniforme dei chioschi moderni. “Il miracolo era che stessero su”, racconta con ironia. Ma il vero spettacolo lo offrivano i venditori, spesso caratterizzati da un accento meridionale, che con bravura ed eloquenza sapevano trasformare ogni prodotto – dai canovacci alle colle miracolose – in un acquisto irresistibile.
Il mito dei piatti infrangibili
Un ricordo particolarmente vivido è quello della baracca dei piatti infrangibili, che occupava un posto d’onore verso il teatro Rossetti. Non si trattava solo di vendere stoviglie, ma di mettere in scena un vero spettacolo di giocoleria: piatti lanciati e afferrati con caviglie, ascelle, inguine e persino tra i denti. Il momento clou? Il venditore, dotato di un rudimentale microfono, che sbatteva un piatto di taglio su un altro, dichiarandone l’assoluta infrangibilità.
Un ricordo scolpito nella memoria
La triestina racconta con nostalgia di aver descritto questa magia in un tema scolastico, venendo però corretta dal maestro per aver scritto "piatti infrangibbili". Un dettaglio che non sminuisce il valore di quel ricordo, ma anzi lo rende ancora più speciale e personale.
Un passato che non torna
“Adoravo i venditori di piatti”, conclude la residente, sottolineando come l’odierna offerta della fiera non possa competere con quel fascino unico. La Fiera di San Nicolò di una volta era un luogo in cui tutto, anche il più semplice dei gesti, si trasformava in spettacolo. Fortunati noi che li abbiamo visti!
La segnalazione di questa triestina ci ricorda l’importanza di custodire e tramandare i ricordi di una città e delle sue tradizioni, che continuano a vivere nelle storie e nelle emozioni dei suoi abitanti.
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