Trieste, Rifondazione Comunista: «Qualcuno spieghi al governo cos’è l’area Schengen»

Rifondazione Comunista interviene duramente sulle procedure applicate in materia di immigrazione e asilo al confine tra Italia e Slovenia, mettendo al centro della propria critica il rispetto degli accordi di Schengen e il ruolo assegnato dal governo al territorio del Friuli Venezia Giulia.
In una nota, Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, accusa il governo Meloni di avere tentato di applicare immediatamente anche al confine sloveno le nuove procedure previste dal Patto migrazione e asilo, nonostante, secondo quanto sostenuto dal partito, tale estensione non sarebbe possibile senza un apposito decreto ministeriale.
L’attacco di Rifondazione al governo
«Qualcuno spieghi al governo cos’è l’area Schengen», è l’affondo con cui Rifondazione Comunista apre il proprio intervento.
Secondo Galieni, dopo la vicenda relativa alla Spagna e alla prospettata invasione da Ceuta, l’esecutivo avrebbe incontrato un nuovo ostacolo proprio negli accordi europei sulla libera circolazione.
«Dopo l’approvazione del Patto migrazione e asilo con le nuove procedure per i rimpatri, dal Viminale hanno pensato bene di applicarle immediatamente anche al confine sloveno», sostiene l’esponente di Rifondazione.
Il punto contestato riguarda la possibilità di utilizzare tali procedure in un territorio interno all’area Schengen, nel quale la libera circolazione tra Italia e Slovenia rappresenta uno degli elementi fondamentali del sistema europeo.
Il nodo della “zona di transito”
Rifondazione Comunista contesta in particolare il tentativo di qualificare parte del Friuli Venezia Giulia come “zona di transito” e alcune stazioni ferroviarie come “luoghi di frontiera”.
Secondo la ricostruzione proposta da Galieni, per introdurre una simile disciplina sarebbe necessario un decreto ministeriale che produrrebbe conseguenze rilevanti sulla libera circolazione tra Slovenia e Italia.
«Servirebbe un decreto ministeriale che comporterebbe l’abolizione unilaterale della libera circolazione fra Slovenia e Italia», afferma il responsabile nazionale immigrazione del partito.
L’accusa rivolta al ministro è quella di avere cercato di superare il problema estendendo la nozione di frontiera a luoghi che, nell’ambito dello spazio Schengen, non potrebbero essere trattati come valichi esterni dell’Unione europea.
I casi di Trieste e Gorizia
Nella nota vengono richiamati due casi specifici, uno avvenuto alla stazione di Trieste e l’altro a Gorizia.
Il primo riguarderebbe una persona fermata nella stazione ferroviaria triestina, mentre il secondo una persona che si sarebbe presentata volontariamente alla Questura di Gorizia per formulare una domanda di asilo.
Secondo Rifondazione, entrambe avrebbero rischiato di essere rimpatriate o trattenute attraverso l’applicazione di procedure non compatibili con le regole vigenti nell’area Schengen.
Galieni sottolinea inoltre che, in due occasioni, le decisioni sarebbero arrivate fino alla Cassazione, con esiti contrari all’impostazione seguita dalle autorità.
«I tribunali lo hanno smentito», afferma, sostenendo che il trattenimento non possa essere applicato in modo automatico a persone entrate in Italia dalla Slovenia o già presenti sul territorio nazionale.
Il paragone con la libera circolazione interna
Per spiegare la propria posizione, Rifondazione utilizza un paragone con la circolazione tra regioni italiane.
Secondo Galieni, sottoporre a identificazione o limitazioni chi entra in Italia dalla Slovenia sarebbe paragonabile a controllare sistematicamente in Lombardia le persone provenienti dal Veneto.
Il principio richiamato è quello secondo cui, una volta aboliti i controlli alle frontiere interne, chi vive o si muove all’interno dell’Unione europea non dovrebbe essere sottoposto a limitazioni analoghe a quelle previste per l’ingresso da una frontiera esterna.
La Slovenia, osserva Rifondazione, può effettuare controlli alla propria frontiera esterna, ma per le persone che entrano successivamente in Italia dovrebbero essere applicate le procedure ordinarie.
Il rischio di nuovi ricorsi
Galieni sostiene che contro queste modalità operative starebbero già aumentando i ricorsi.
La questione, secondo Rifondazione Comunista, non riguarda soltanto l’interpretazione delle norme italiane, ma anche la compatibilità delle procedure con il diritto europeo e internazionale.
«È l’Unione europea, bellezza, e ti devi adeguare», afferma provocatoriamente Galieni, rivendicando la necessità che il governo rispetti accordi e disposizioni già ratificati.
Il partito contesta quindi l’idea che il tema dell’immigrazione possa essere gestito attraverso provvedimenti o interpretazioni che entrino in conflitto con il quadro europeo.
La critica alla linea politica dell’esecutivo
Nella parte conclusiva della nota, Rifondazione Comunista allarga il proprio attacco alla strategia politica del governo Meloni.
Galieni accusa l’esecutivo di utilizzare il tema migratorio come strumento di propaganda e di costruire un “nemico immaginario” per rafforzare la propria comunicazione politica.
«Uno comprende la necessità di poter fare propaganda contro il nemico immaginario, ma c’è un limite invalicabile», dichiara.
Secondo Rifondazione, quel limite dovrebbe essere rappresentato proprio dal rispetto del diritto internazionale, degli accordi europei e delle decisioni dei tribunali.
«Per il governo Meloni almeno questo confine non sembra esistere», conclude Galieni, trasformando il riferimento al confine geografico di Trieste e della Slovenia in una critica politica alla condotta dell’esecutivo.
Trieste ancora al centro del dibattito sui confini
Il territorio triestino torna così al centro del confronto nazionale sulle politiche migratorie, sui controlli e sull’applicazione delle procedure di asilo.
La posizione di Rifondazione Comunista è netta: Trieste, Gorizia e il confine con la Slovenia non possono essere trattati come una frontiera esterna dell’Unione europea senza mettere in discussione i principi della libera circolazione garantiti da Schengen.
Il partito chiede quindi al governo di adeguare le proprie procedure alle norme europee e di evitare forzature che, a suo giudizio, rischiano di produrre nuovi contenziosi e di esporre il Paese a ulteriori smentite in sede giudiziaria.
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