Crisi Electrolux, Moretuzzo: «Difendere i posti di lavoro e rivedere politica industriale»
«In questo delicato momento la prima preoccupazione deve essere quella di difendere i posti di lavoro, per cui esprimiamo massima solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Electrolux e auspichiamo che il Governo e la Regione facciano tutto quello che è nelle loro possibilità per gestire una situazione decisamente complicato». Questo il commento del segretario del Patto per l’Autonomia e consigliere regionale Massimo Moretuzzo.
«Crediamo sia indispensabile avviare un dibattito serio rispetto alla politica industriale italiana e regionale, che parta da un’analisi oggettiva, con l’obiettivo di individuare le cause reali dei fenomeni di deindustrializzazione e quali risposte le istituzioni pubbliche sono chiamate a fornire», prosegue Moretuzzo. «Sicuramente i processi di finanziarizzazione spinti dalla ricerca della massimizzazione dei profitti a beneficio dei fondi di investimento rappresentano una variabile che impatta in modo determinante sulla situazione attuale. Processi che devono essere tenuti in considerazione anche nel momento in cui vengono elargiti contributi pubblici a beneficio di aziende private: negli ultimi 10 anni Electrolux ha ricevuto quasi 13 milioni di euro di aiuti di Stato, oltre a 200 milioni di finanziamenti BEI per processi di innovazione. A cosa sono servite queste risorse se i risultati sono quelli attuali?».
«Invece di utilizzare questa crisi per aggredire ancora una volta le politiche europee di Green Deal, necessarie per garantire sostenibilità economica oltre che ambientale alle future generazioni – conclude Moretuzzo – e che purtroppo vediamo costantemente attaccate da alcuni rappresentanti delle categorie economiche e delle istituzioni pubbliche, serve il coraggio di mettere in discussione una politica economica neoliberista che spesso ha determinato le scelte fondamentali sulle strategie industriali in base ai desiderata dei capitali finanziari, non delle comunità e dei territori interessati».
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