Trieste, presidio contro il transito di armi nei porti: "Stop ai traffici di morte"

Questa mattina, sabato 14 dicembre, cittadini e attivisti si sono riuniti in via von Bruck, davanti alla sede dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Orientale, per un presidio pacifico ma deciso contro il transito di armi e materiali bellici nei porti di Trieste e Monfalcone. Organizzata dal Coordinamento No Green Pass e Oltre, l’iniziativa ha visto la partecipazione di esponenti locali e internazionali del movimento pacifista, che hanno ribadito il loro fermo rifiuto alla militarizzazione dei porti e all’uso del territorio come crocevia per traffici legati ai conflitti globali.
Con striscioni dai messaggi inequivocabili come “No alle armi nei nostri porti” e “Trieste militarizzata è neutrale!”, i manifestanti hanno chiesto un impegno concreto delle autorità per rispettare lo status storico di porto franco e smilitarizzato, sancito dal Trattato di Pace di Parigi del 1947.
La lettera aperta al Commissario Torbianelli
Punto centrale del presidio è stata la consegna di una lettera aperta indirizzata a Vittorio Alberto Torbianelli, Commissario dell’Autorità Portuale, in cui si denunciano le violazioni normative e i rischi legati al transito di armamenti. La lettera, redatta da un gruppo di associazioni tra cui "Mondo Senza Guerre e Senza Violenza – Trieste" e "Tavola Pace FVG", sottolinea come il coinvolgimento dei porti di Trieste e Monfalcone nei traffici di armamenti sia in contrasto con la legge italiana e i trattati internazionali.
In particolare, si fa riferimento alla legge 185/1990, che vieta il commercio di armamenti in contesti di conflitti che violano i diritti umani, e al ruolo storico dei porti come zone neutre e smilitarizzate. "Trieste non può e non deve essere ridotta a una piattaforma logistica per la guerra," si legge nel documento, che critica anche la mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni nel comunicare i dettagli di queste operazioni.
La lettera elenca episodi recenti, come il transito di navi militari nei porti locali, inclusa la controversa presenza della nave "Capucine" carica di esplosivi a Monfalcone nel 2023, denunciata dagli stessi lavoratori portuali. "Sono violazioni gravi e ripetute, che mettono a rischio non solo la legalità, ma anche la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini," hanno dichiarato gli organizzatori.
Un appello per Trieste: pace e neutralità
Durante il presidio, gli interventi dei manifestanti hanno sottolineato la necessità di rispettare il carattere neutrale di Trieste, che potrebbe diventare un modello internazionale per il disarmo e la cooperazione. Tra i partecipanti, spicca la presenza di Aurelio Juri, noto pacifista sloveno, che ha raccontato come anche in Slovenia si stiano conducendo battaglie simili per impedire l'uso dei porti a fini bellici.
"Non è solo una questione locale," ha affermato Juri. "Il militarismo che vediamo oggi nei nostri porti è il riflesso di un’escalation bellica globale. Fermare questi traffici significa contribuire alla pace internazionale."
L’appello dei manifestanti non si ferma al livello locale: il presidio ha voluto anche sensibilizzare sulla necessità di un dialogo globale per fermare le guerre in Ucraina, Medio Oriente e altre aree di crisi. "Non possiamo essere complici di massacri. Ogni nave carica di armi che passa per i nostri porti rappresenta una vita spezzata in un altro angolo del mondo," ha dichiarato un partecipante.
Un evento simbolico e strategico
Il presidio di oggi non è stato solo un atto di denuncia, ma anche un evento simbolico. I manifestanti hanno ricordato il significato storico del porto franco di Trieste come luogo di incontro e scambio pacifico, un simbolo di neutralità in un’epoca sempre più segnata dalla militarizzazione. La protesta si è svolta in modo ordinato, ma con grande determinazione, attirando l'attenzione dei passanti e dei media.
Oltre alla lettera aperta, è stata presentata una proposta concreta: trasformare Trieste in un hub internazionale per la pace, escludendo definitivamente ogni attività legata al commercio di armamenti. "Trieste può essere un faro per l’Europa e il mondo," ha detto uno degli organizzatori. "Abbiamo già un porto franco: ora serve un porto per la pace."
Prossimi passi: una mobilitazione che continua
I promotori del presidio hanno annunciato che la mobilitazione non si fermerà qui. Sono previste ulteriori iniziative, tra cui incontri pubblici, raccolte firme e nuove manifestazioni, per tenere alta l’attenzione su un tema che riguarda non solo Trieste, ma l’intero Paese.
"Trieste non sarà mai la porta della guerra," hanno concluso i manifestanti. "Continueremo a lottare per difendere la nostra terra e il nostro futuro, senza armi né conflitti."
L'evento di oggi ha dimostrato che la voce della pace è ancora forte, e che Trieste può essere un simbolo di resistenza contro i traffici di morte.
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