mercoledì 26 agosto 2026
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Politica

Trieste in piazza per l’Iran, 200 persone a Ponterosso: candele e appello contro repressione (FOTO-VIDEO)

Martina Lucia Marsi·
Trieste in piazza per l’Iran, 200 persone a Ponterosso: candele e appello contro repressione (FOTO-VIDEO)

Circa 200 persone si sono ritrovate in piazza Ponterosso a Trieste per una manifestazione dedicata all’Iran, trasformando il cuore della città in uno spazio di raccoglimento, testimonianza e denuncia civile. Una veglia pubblica segnata da candele accese, silenzio e parole forti, con al centro il tema della libertà negata e dei diritti umani.

L’iniziativa ha avuto un carattere dichiaratamente pacifico e simbolico, con l’obiettivo di dare voce a chi, secondo gli organizzatori, in Iran non può più parlare, manifestare o dissentire senza rischiare la vita.

Il testo consegnato ai presenti: un atto di accusa contro il regime
Durante l’incontro è stato distribuito ai partecipanti un testo–manifesto, letto e condiviso come documento politico e morale. Il contenuto denuncia un sistema definito come repressivo, in cui “la libertà è un reato” e dove il dissenso verrebbe punito con il carcere, la cancellazione sociale o la morte.

Nel documento si parla di donne uccise per aver resistito, di civili repressi “con armi di guerra”, di corpi non restituiti alle famiglie e di verità nascoste. Viene descritta una situazione in cui, secondo il testo, la violenza non si fermerebbe alla morte fisica, ma continuerebbe attraverso l’occultamento delle prove e l’anonimato imposto alle vittime.

Un passaggio centrale riguarda l’isolamento informativo: si denuncia l’interruzione dell’accesso a internet come strumento per “imporre il silenzio” e impedire che le violazioni possano essere raccontate al resto del mondo.

“Il silenzio equivale a complicità”
Tra le frasi più forti lette in piazza, quella che richiama la responsabilità internazionale: nel testo si afferma che anni di diplomazia non avrebbero prodotto risultati e che il silenzio, in un contesto di violenze, “equivale a complicità”.

Viene invocato il principio della Responsabilità di Proteggere (R2P) e chiesto un intervento più incisivo degli organismi internazionali, insieme a meccanismi indipendenti di accertamento dei fatti. Un altro punto riguarda la richiesta di inserire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) tra le organizzazioni terroristiche, definito nel testo come struttura che reprimerebbe sistematicamente il dissenso.

Una piazza tra dolore e dignità
La manifestazione non ha assunto toni di odio o vendetta. Al contrario, nel documento distribuito si legge che l’iniziativa nasce “per la vita, per la dignità umana e per un Iran libero”. Un messaggio che ha dato alla serata un tono insieme drammatico e solenne, in cui la memoria delle vittime si è intrecciata alla richiesta di giustizia.

Le candele accese in piazza hanno rappresentato visivamente quel filo tra chi vive lontano e chi, secondo quanto espresso nel testo, subisce repressioni e violenze. “La nostra voce è la voce del popolo iraniano” è una delle frasi conclusive del documento, diventata simbolicamente il messaggio della serata triestina.

Trieste come luogo di testimonianza civile
Con questa partecipazione, Trieste si è confermata spazio di confronto su temi internazionali e diritti umani, offrendo una piazza in cui il dolore di un popolo lontano è stato trasformato in presenza pubblica, silenzio condiviso e parola collettiva.

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