Trieste, il Pd su StarTech: «Non possiamo perdere 320 posti di lavoro e un patrimonio di competenze»

Il Partito Democratico di Trieste torna sulla vertenza StarTech e chiede un intervento più deciso da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione Friuli Venezia Giulia, sottolineando come la crisi non riguardi soltanto i 320 lavoratori coinvolti, ma più in generale il futuro industriale e tecnologico del territorio.
A intervenire sono Adele Pino, componente del Forum Lavoro del Pd di Trieste, e Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del partito.
«Trieste forma competenze, ma continua a perdere giovani qualificati»
Nel comunicato il Pd parte da una riflessione più ampia sulla città.
Secondo Pino e Paglia, Trieste dispone di competenze di alto livello e di una percentuale di giovani laureati superiore alla media europea, ma continua allo stesso tempo a vedere molti giovani qualificati cercare opportunità professionali altrove.
È in questo contesto che viene inserita la vertenza StarTech.
«Non riguarda soltanto 320 lavoratrici e lavoratori: riguarda il futuro industriale e tecnologico del nostro territorio», sostengono.
Il nodo del piano industriale
Secondo Adele Pino, StarTech avrebbe dovuto rappresentare un investimento strategico nell’industria ad alta tecnologia, con attività legate alla fotonica, alle telecomunicazioni e all’elettronica avanzata.
La situazione attuale, sostiene il Pd, metterebbe invece seriamente in discussione la realizzazione del piano industriale.
Pino evidenzia come gli investimenti annunciati non si sarebbero concretizzati e ritiene che la crisi non possa più essere considerata soltanto temporanea.
«La cassa integrazione non può sostituire una politica industriale»
Il Partito Democratico riconosce l’importanza della proroga della cassa integrazione straordinaria e degli strumenti predisposti per anticiparne il pagamento.
Misure che vengono considerate utili per sostenere le famiglie coinvolte, ma insufficienti rispetto alla dimensione della vertenza.
«Non possono diventare il sostituto di una vera politica industriale», afferma Pino, chiedendo un’assunzione di responsabilità politica.
La richiesta di chiarimenti a Mimit e Regione
Il Pd chiede inoltre che venga fatta chiarezza anche sulla fase iniziale dell’operazione.
Secondo Pino sarebbe legittimo interrogarsi sugli approfondimenti svolti rispetto alla solidità del progetto industriale e alla consistenza degli investitori che avrebbero dovuto sostenerlo.
La richiesta è quindi duplice: comprendere le ragioni che hanno portato alla situazione attuale e costruire, allo stesso tempo, una soluzione credibile per il futuro.
Paglia: «Impatto anche sociale»
Maria Luisa Paglia richiama invece l’attenzione sul valore sociale della vertenza.
StarTech, sottolinea, impiega in larga parte personale altamente qualificato e presenta una significativa componente di occupazione femminile, sia tra le operaie sia tra le impiegate.
«Perdere questa realtà significherebbe disperdere competenze costruite in decenni di lavoro», afferma la segretaria provinciale del Pd.
Paglia lega inoltre la vicenda alle difficoltà demografiche del territorio e alla continua partenza di giovani qualificati verso altre realtà.
«Difendere StarTech significa difendere il futuro industriale di Trieste»
Il Partito Democratico annuncia che continuerà a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza anche nel mese di agosto.
La posizione conclusiva è affidata a Paglia.
«Difendere StarTech significa difendere il lavoro, l’innovazione e il futuro industriale di Trieste», afferma, sostenendo che la città non possa permettersi di perdere un’altra realtà ad alta tecnologia e il patrimonio professionale che essa rappresenta.
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