lunedì 2 novembre 2026
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Politica

Trieste, Governa (Azione): “Destra scende in piazza contro sé stessa, populismo diventa cannibalismo”

Luca Marsi·
Trieste, Governa (Azione): “Destra scende in piazza contro sé stessa, populismo diventa cannibalismo”

La presenza in piazza di esponenti riconducibili alla maggioranza cittadina, durante una manifestazione dedicata ai temi della sicurezza e dell’immigrazione, diventa per Arturo Governa, segretario comunale di Azione, il simbolo di una contraddizione politica che a Trieste merita di essere analizzata.

Nel suo intervento, Governa descrive il capoluogo giuliano come un vero e proprio laboratorio politico, nel quale una parte della destra sarebbe arrivata a manifestare contro un’amministrazione e un sistema di governo di cui essa stessa fa parte.

La destra in piazza contro la destra

Secondo il segretario comunale di Azione, quanto avvenuto rappresenta un passaggio difficilmente immaginabile fino a poco tempo fa.

Alla manifestazione, osserva Governa, non avrebbero partecipato soltanto cittadini ed esponenti delle componenti più radicali, ma anche rappresentanti istituzionali presenti nei banchi della maggioranza del Consiglio comunale.

È proprio questo elemento a rendere, nella sua lettura, particolarmente significativo quanto accaduto: una parte della destra di governo avrebbe scelto di scendere in piazza contro problemi attribuiti proprio a chi amministra la città.

Governa definisce questa dinamica come una forma di populismo che finisce per rivolgersi contro sé stesso, fino a trasformarsi in una sorta di “cannibalismo” politico.

“Chi governa dovrebbe farsi qualche domanda”

Il rappresentante di Azione evita di inserirsi in quello che definisce il coro della propaganda sulla sicurezza, ma invita chi governa Trieste a interrogarsi sulle conseguenze del clima politico costruito negli ultimi anni.

La sua riflessione non si concentra soltanto sui risultati amministrativi, ma soprattutto sul linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico.

Secondo Governa, la continua rappresentazione di una città invasa, insicura e dominata dalla criminalità avrebbe contribuito a radicare una percezione destinata oggi a essere sfruttata dalle forze collocate ancora più a destra.

Il rischio, nella sua analisi, è che la narrazione alimentata per anni finisca per diventare terreno fertile per nuovi soggetti politici pronti a trasformare paura e insoddisfazione in consenso elettorale.

Piazza Libertà e il rischio della propaganda permanente

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda Piazza Libertà, luogo da tempo al centro del confronto cittadino su immigrazione, accoglienza e sicurezza.

Governa si domanda se mantenere la piazza nelle condizioni attuali sia davvero utile alla città oppure se non sia arrivato il momento di interrompere quello che definisce un serbatoio permanente di propaganda costruito sulla condizione delle persone più fragili.

La questione, nella sua prospettiva, non può essere affrontata soltanto attraverso slogan o contrapposizioni ideologiche, ma richiede scelte amministrative capaci di gestire concretamente i problemi.

Il presidio dei confini e la presenza dello Stato in città

Governa pone inoltre una domanda sulle priorità adottate nella gestione del territorio.

A suo giudizio, sarebbe necessario valutare se la scelta di concentrare l’attenzione sui valichi di confine sia stata più efficace rispetto a un rafforzamento visibile e concreto della presenza dello Stato nelle aree urbane maggiormente esposte alle criticità.

Il segretario comunale di Azione mette così in discussione l’efficacia di una strategia fondata prevalentemente sulla rappresentazione dell’emergenza, chiedendo se non sia invece necessario passare a un modello capace di riconoscere l’esistenza di problemi da amministrare senza trasformarli automaticamente in una presunta invasione.

“Riprendersi la città” e il pericolo di un clima di paura

Particolare preoccupazione viene espressa anche rispetto all’espressione “riprendersi la città”, utilizzata durante la manifestazione.

Governa chiarisce di non temere gli organizzatori, ma di considerare quel linguaggio potenzialmente dannoso per Trieste, perché capace di alimentare un sentimento diffuso di paura e sfiducia.

A suo avviso, la città non avrebbe bisogno di essere trascinata in una rappresentazione permanente dell’emergenza, ma di ritrovare fiducia nelle istituzioni e nella capacità della politica di affrontare i problemi senza esasperarli.

L’appello a una politica più responsabile

La conclusione dell’intervento assume il tono di un richiamo generale alla responsabilità.

Per Governa, la politica non può permettersi di utilizzare le emozioni e le paure delle persone come strumenti di consenso, perché ci sarà sempre qualcuno disposto a sfruttarle in maniera ancora più radicale.

Il rischio è quello di innescare una rincorsa continua, nella quale ogni forza politica tenta di spostare ulteriormente il confine della paura per conquistare nuovi spazi elettorali.

La riflessione del segretario comunale di Azione si chiude quindi con un invito a cambiare strategia: meno propaganda sull’invasione e sull’insicurezza, più capacità di governo, presenza istituzionale e gestione concreta delle criticità che interessano Trieste.

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