mercoledì 26 agosto 2026
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Politica

Storica sentenza del Consiglio di Stato sui centri islamici: piena conferma delle posizioni del Comune di Monfalcone

Luca Marsi·
Storica sentenza del Consiglio di Stato sui centri islamici: piena conferma delle posizioni del Comune di Monfalcone

Piena conferma delle posizioni del Comune di Monfalcone: anche l'iscrizione al registro del terzo settore non comporta la possibilità di uso degli spazi per la preghiera collettiva

Il Consiglio di Stato continua a fare chiarezza sulla questione del funzionamento dei centri islamici, consolidando la linea portata avanti dal Comune di Monfalcone con una nuova sentenza che l’ente considera anch’essa “storica” nella disciplina di questa materia. 

L’organo di giustizia amministrativa, infatti, ha ribadito punto per punto la piena validità delle posizioni assunte dall’amministrazione comunale e sostenute in giudizio dall’avvocato Teresa Billiani.

L’organo di appello ha anzitutto chiarito in via definitiva ogni dubbio sul fatto che l’immobile di via Duca d’Aosta non era abilitato a svolgere le attività di culto. 

Con una decisione senza precedenti ha rimosso l’obiezione - su cui per due anni avevano fatto perno le comunità islamiche - sul fatto che le associazioni iscritte al registro nazionale del terzo settore "Runts" potessero utilizzare in via principale spazi di loro proprietà per praticare il culto collettivo. 

Si tratta di una decisione di grande rilievo nazionale perchè per la prima volta vengono stabilite precise indicazioni in merito a questa tesi, che era stata oggetto di ripetuta propaganda delle opposizioni. L’associazione di promozione sociale - ha rilevato il Consiglio di Stato - non può beneficiare delle prerogative del terzo settore quando intende destinare al culto in via principale un proprio immobile. Il Consiglio di Stato, inoltre, ha dato pienamente ragione al Comune di Monfalcone respingendo il motivo d’appello dell’associazione, la quale sosteneva possibile l’acquisizione solo in caso di omessa demolizione delle opere abusive e, quindi, considerando valida anche la mera destinazione dell’immobile, la cui inosservanza comporta di diritto l’acquisizione del bene.

“Esprimo piena soddisfazione per il nuovo pronunciamento dell’organo di giustizia amministrativa - afferma l’on. Anna Maria Cisint, consigliere delegato del Comune sul radicalismo islamico - che ancora una volta farà testo giuridico in questa materia e in particolare per il fatto che l’iscrizione al registro del terzo settore non legittima il centro islamico a praticare l’attività di culto nella propria sede. Si rafforza, inoltre, ulteriormente l’impegno per la legalità e l’ordine pubblico che hanno fatto di Monfalcone un caso esemplare in Italia, sia per quanto riguarda il rispetto delle norme per le preghiere collettive, sia per quanto attiene alla possibilità di acquisizione del bene anche per mero cambio d’uso in presenza del perdurare del comportamento di utilizzo degli spazi al di fuori delle normative. La sentenza, dunque, ribadisce che, quando non ci sono i presupposti di legittimità, non è possibile esercitare la preghiera ”.

Di rilievo è anche il fatto che il Consiglio di Stato abbia rimesso all’adunanza plenaria un profilo allo stato attuale oggetto di contrasto in giurisprudenza con riferimento al ricorso dei 90 giorni. Ciò non inficia minimamente il valore delle decisioni di merito della sentenza, posto che, una volta per tutte, il Consiglio di Stato ha stabilito che nell’immobile di via Duca D’Aosta non si può pregare e che neppure l’iscrizione al registro del terzo settore consente l’esercizio di culto.

 

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