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Politica

Siulp: "In una settimana approdati nei porti del Friuli Venezia Giulia almeno 600 migranti censiti"

Luca Marsi ·

Pubblichiamo da Siulp 

'Continuano senza soluzione di continuità i massicci sbarchi di migranti nella Regione Friuli Venezia Giulia. La scorsa settimana ad approdare sulle coste del litorale tergestino, in queste calde giornate di novembre sono state la Afghanian 1, la Herat 2 e la Pakistan 3, mentre ieri a Gorizia  è approdata la Egiptyan 4. Nel giro di una settimana sono approdati nei porti del Friuli Venezia Giulia almeno 600 migranti censiti, mentre un numero imprecisato, che si può stimare sia stato almeno uguale, sarà transitato verso altri lidi in cerca di una vita migliore. La Regione è sotto assedio da tutta l’estate e sebbene le rassicuranti esternazioni del Prefetto di Trieste parlano di 150 riallocazioni verso altre province, un rapido calcolo algebrico restituisce un saldo positivo di 450 Persone in più (censite) solo in quest’ultima settimana. Dati e tabelle ministeriali non servono per comprendere come questa Regione ha cambiato volto. Un breve passaggio nel centro cittadino di Trieste, nella zona antistante la stazione (nel sottopasso) e presso le mense della Caritas, è la miglior verifica fattuale che ognuno può fare in totale autonomia. La struttura di Gradisca è al collasso e così tutte le altre strutture di ricezione ed accoglienza di una Regione dal Cuore immenso, ma dalle risorse minuscole. Nell’assordante silenzio generale, persino il Santo Padre chiede all’Europa di non voltarsi dall’altra parte. Ed allora rimanendo ben ancorati ai porti sicuri del Friuli Venezia Giulia, non si comprende come mai questa Regione sia fuori dai radar capitolini, impegnati esclusivamente sul fronte mediterraneo. L’enorme delta del Friuli Venezia Giulia scarica quotidianamente in tutta la Regione, centinaia di profughi che viaggiano sulle navi della speranza che percorrono il fiume “rotta balcanica”; 7000 richiedenti asilo censiti nell’ultimo anno solo a Trieste, ma Gorizia, Udine e Pordenone contribuiscono in quota parte a questa perenne emergenza umanitaria. Oggi i fari sono puntati esclusivamente sul mediterraneo, ma questa Regione è un collettore gigantesco che sta diventando un buco nero di proporzioni apocalittiche. Le proiezioni dei sociologi sulle migrazioni di massa sono assolutamente condivisibili ove segnalano un trend in crescita che in regione, si riscontra de visu anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno dovuto alla desertificazione, all’aumento delle temperature, ai conflitti, alla carestia, alla siccità, alla mancanza di reali prospettive. La turbolenta area balcanica, l’instabilità dell’est europa, la rotta mediorientale ha segnato profondamente questo territorio dal cuore immenso che, non si è mai tirato indietro difronte a nulla. Proprio per questo non ci si capacita della totale indifferenza di fronte ad un flusso di Persone di proporzioni mai rilevate prima. È giunto il momento di accendere le luci sul Friuli Venezia Giulia, di investire su questo territorio, di considerarlo per l’importanza che ha; Il Friuli Venezia Giulia è il Porto Naturale dell’est Europa e del Medio Oriente; Della via della seta come della Rotta Balcanica. Per tutto quanto precede il grido di aiuto della Regione deve alzarsi forte e farsi sentire a Roma. Vengano a vedere, a toccare con mano, a percorrere i sentieri del carso e gli accampamenti a cielo aperto. Si apra un sereno confronto e dibattito teso a trovare soluzioni, ma non si continui a fare gli struzzi!'

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