Scontri piazza Libertà, Massolino racconta la protesta: «Non è violenza, è disobbedienza civile»

Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, interviene sugli scontri di venerdì 6 novembre a Trieste e contesta la gestione dell’ordine pubblico in via Flavio Gioia. In un post su Facebook, racconta di aver partecipato all’assemblea in piazza Libertà e di essersi poi trovata davanti all’edificio di via Gioia, dove alcune persone hanno aperto la porta dello stabile. La consigliera difende quel gesto, che definisce «disobbedienza civile», e sostiene che le forze dell’ordine abbiano alzato la tensione.
Dall’assemblea in piazza Libertà all’edificio di via Gioia
«Io ieri sera c’ero», scrive Massolino. La consigliera racconta di aver preso parte all’assemblea insieme alle persone che avevano sfidato la bora e il freddo per chiedere un riparo per chi dorme in strada. Nel post conferma che alcune persone hanno aperto la porta dell’edificio di via Gioia, un magazzino che descrive come vuoto e inutilizzato.
Secondo Massolino, lo stabile potrebbe ospitare oltre cento persone in un centro a bassa soglia. È questa la proposta che la consigliera lega alla protesta, richiamando le condizioni di chi, finita la manifestazione, sarebbe rimasto all’aperto senza un riparo dal freddo.
La versione di Massolino sull’intervento della Polizia
«I manifestanti erano pacifici», sostiene Massolino. Secondo il suo racconto, davanti all’edificio sono arrivate due squadre di poliziotti in tenuta antisommossa e i manifestanti hanno chiesto agli agenti di chiamare il prefetto e la questora per poter parlare con loro.
«La risposta sono stati i manganelli», scrive la consigliera. Nel post riferisce che Elena Canciani, di Amnesty International, aveva invitato più volte gli agenti alla calma. Massolino attribuisce alle forze dell’ordine la responsabilità di aver acuito il conflitto davanti allo stabile.
Il lancio del petardo e la difesa della protesta
La consigliera riferisce anche del lancio di un petardo, contestando la descrizione dell’oggetto come bomba carta. Nel post precisa di essere contraria al lancio di petardi sia durante le manifestazioni sia a Capodanno.
Massolino sposta poi l’attenzione sui tempi delle procedure per la richiesta d’asilo e sulla chiusura dei magazzini utilizzati come riparo. In chiusura sostiene che forzare la serratura sia stato un modo per ottenere una risposta dalle istituzioni. «Non è violenza, è disobbedienza civile», scrive.
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