mercoledì 26 agosto 2026
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Politica

Riforma dei porti, appello dal territorio: “Trieste non può essere omologata”

Luca Marsi·
Riforma dei porti, appello dal territorio: “Trieste non può essere omologata”

Si accende il confronto sulla riforma della governance portuale italiana, con una presa di posizione che richiama con forza il ruolo del territorio e le specificità locali, a partire dal caso di Trieste.

Nel documento diffuso, viene sottolineato come ogni processo di riforma, anche se animato da buone intenzioni, rischi di produrre effetti limitati se costruito su modelli astratti, pensati per adattarsi a contesti molto diversi tra loro.

“Non soluzioni uguali per realtà diverse”

Il punto centrale riguarda proprio l’impostazione della riforma approvata dal Governo, che secondo i firmatari rischia di introdurre una governance troppo uniforme.

Una scelta che, si evidenzia, potrebbe penalizzare quei porti che presentano caratteristiche uniche e difficilmente replicabili.

Il caso Trieste: un sistema unico

Il porto di Trieste viene indicato come esempio emblematico, non per rivendicazioni locali, ma per la sua specificità giuridica, economica e geopolitica.

Tra gli elementi distintivi spicca il punto franco internazionale, considerato un potenziale strategico ancora non pienamente sfruttato, capace di attrarre investimenti e rafforzare la competitività dello scalo.

Per questo, viene sottolineata la necessità di mantenere autonomia decisionale e capacità di dialogo diretto con operatori internazionali.

Il rischio di una governance centralizzata

Nel documento si esprime una forte perplessità sull’ipotesi di una gestione centralizzata affidata a una struttura unica, chiamata a coordinare porti molto diversi tra loro.

“Una governance uniforme non è necessariamente efficiente”, viene evidenziato, soprattutto quando si tratta di realtà che competono in contesti internazionali differenti.

Trieste tra competizione internazionale e strategia nazionale

Lo scalo giuliano non si confronta solo con altri porti italiani, ma con realtà estere come Capodistria e Fiume, sostenute da importanti investimenti pubblici.

In questo scenario, il ruolo di Trieste nei corridoi economici euro-mediterranei viene considerato un asset strategico non solo locale, ma per l’intero sistema Paese.

Criticità e proposte

Tra i punti più discussi della riforma, viene evidenziata l’ipotesi di soppressione o accorpamento delle Autorità portuali in caso di risultati finanziari negativi.

Una misura ritenuta problematica, perché rischia di legare decisioni strategiche a indicatori di breve periodo, con possibili effetti distorsivi.

La proposta alternativa punta invece su un modello diverso:
più autonomia accompagnata da maggiore responsabilità, obiettivi chiari e misurabili, e una reale valorizzazione delle differenze territoriali.

“Distinguere, non omologare”

Il messaggio finale è netto: rafforzare il sistema portuale italiano significa evitare l’appiattimento e valorizzare le specificità.

Un equilibrio tra territorio, efficienza e visione nazionale, su cui il Parlamento sarà chiamato a intervenire nella fase di modifica della riforma.

Il documento è firmato da Fabrizio Biscotti, segretario regionale Ora, Paolo Coppola, segretario regionale Azione Fvg, Nicholas Garufi, segretario Radicali Fvg, e Alessandro Tronchin, segretario regionale Pld Fvg.

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