Lista Punto Franco: «Trasformiamo i locali vuoti in presìdi sociali, riattiviamo la comunità» (VIDEO)

Trasformare locali comunali inutilizzati e vetrine oggi chiuse in nuovi luoghi di incontro per anziani, giovani, associazioni ed enti del Terzo settore. È la proposta lanciata da Lista Russo Punto Franco attraverso il progetto “Riaprire le vetrine, riattivare la comunità”, nato dal tavolo “Salute, Sicurezza, Sociale”. Un'iniziativa che punta a legare commercio, socialità e sicurezza urbana, partendo da un'immagine tanto semplice quanto evocativa: «Una vetrina chiusa è un pezzo di città che si spegne. Una vetrina riaperta può diventare un punto di riferimento per il quartiere».
A presentare la proposta sono stati, tra gli altri, Paolo Altin, capogruppo di Lista Russo Punto Franco in Consiglio comunale, e Cinzia Cosimi, animatrice del tavolo “Salute, Sicurezza, Sociale”.
Il punto di partenza indicato da Altin è il progressivo arretramento della presenza commerciale sul territorio cittadino.
Altin: «Tra il 2012 e il 2025 ha chiuso quasi un'attività commerciale su tre»
«Da un'analisi Confcommercio tra il 2012 e il 2025 circa il 33%, quindi quasi un'attività commerciale su tre, ha chiuso», afferma Paolo Altin.
Un dato richiamato dal capogruppo per sostenere una riflessione che va oltre il commercio in senso stretto. Secondo Lista Russo Punto Franco, infatti, un'attività o uno spazio aperto rappresentano anche una forma di presenza quotidiana all'interno di una strada o di un quartiere.
«Noi come Lista Russo Punto Franco crediamo invece che questo presidio del territorio sia importante e debba essere ripristinato e su questo il Comune debba fare qualcosa», spiega Altin.
Da qui nasce l'idea di intervenire sui fori commerciali attualmente inutilizzati, a partire da quelli appartenenti al patrimonio comunale.
La proposta: censire gli immobili comunali inutilizzati
Il progetto prevede innanzitutto di individuare gli spazi disponibili.
La proposta illustrata da Lista Russo Punto Franco è quella di censire gli immobili comunali inutilizzati, concentrandosi in particolare su quelli situati al piano strada e con accesso diretto alla pubblica via.
Una volta individuati gli spazi, l'obiettivo sarebbe destinarli, attraverso procedure trasparenti, ad associazioni ed enti del Terzo settore, con un canone agevolato o simbolico. Nel documento viene inoltre prospettata, qualora il patrimonio pubblico non risultasse sufficiente, la possibilità di valutare il coinvolgimento dei privati.
Non semplicemente nuove sedi associative, dunque, ma luoghi chiamati nelle intenzioni dei promotori a tornare visibili e vissuti dalla cittadinanza.
Cosimi: «I negozi chiudono, le persone si sentono sole e i giovani non hanno posti dove incontrarsi»
A descrivere la dimensione sociale della proposta è Cinzia Cosimi.
«A Trieste i negozi stanno chiudendo, le persone si sentono sole, i giovani non hanno assolutamente posti dove incontrarsi e molte associazioni del territorio che potrebbero fare la differenza non hanno luoghi dove incontrarsi», afferma.
Da questa fotografia nasce la domanda attorno alla quale è stato costruito il progetto: e se una parte della risposta fosse già fisicamente presente nelle strade della città?
«E se la soluzione fosse veramente sotto i nostri occhi? Si potrebbe dare un'occhiata intorno e vedere che in effetti possiamo osservare molti locali abbandonati, molti locali dimenticati dal Comune».
La proposta del tavolo “Salute, Sicurezza, Sociale”, spiega Cosimi, è quindi quella di «riaprire le vetrine e riattivare la comunità», utilizzando gli spazi oggi chiusi come luoghi nei quali riportare attività e persone.
Locali alle associazioni e agli enti del Terzo settore
«La nostra proposta è proprio quella di riaprire le vetrine e riattivare la comunità, dando una spinta ai locali chiusi, ai centri comunali inutilizzati, in particolare quelli a fondo strada e aperti alla pubblica via», spiega Cosimi.
Il meccanismo immaginato prevede l'affidamento degli spazi alle realtà che operano sul territorio.
«Con la prospettiva di poter dare, con una trasparenza assoluta, un affitto alle associazioni, agli enti del Terzo settore che ne necessitassero».
La filosofia è quella di trasformare ciò che oggi appare come un vuoto urbano in un luogo capace di produrre relazioni.
Altin: «La sicurezza non può essere affrontata in modo isolato»
Nella proposta entra direttamente anche il tema della sicurezza.
Nel comunicato, Altin sostiene che il problema non dovrebbe essere affrontato soltanto attraverso interventi specificamente dedicati all'ordine pubblico, ma anche attraverso politiche sociali ed educative.
«Come Lista Russo Punto Franco, da tempo sosteniamo che il tema della sicurezza non possa essere affrontato in modo isolato, ma debba accompagnarsi a politiche sociali ed educative, attraverso dei progetti che trasversalmente coinvolgano assessorati con competenze diverse», afferma il capogruppo.
Secondo Altin, l'approccio dovrebbe quindi coinvolgere contemporaneamente più settori dell'amministrazione.
«L'approccio securitario tanto sbandierato dal centrodestra non ha portato ad altro se non ad accrescere il senso di insicurezza e di paura dei triestini e delle triestine», sostiene Altin, esprimendo la valutazione politica di Lista Russo Punto Franco.
«Parlare di sicurezza significa avere una città vissuta»
Anche Cosimi collega direttamente la riapertura degli spazi alla presenza delle persone nei quartieri.
«Parlare di sicurezza significa anche occuparsi di presenza, di socialità e qualità degli spazi urbani», sostiene.
Il principio è quello della città vissuta: più persone presenti, più occasioni di incontro e meno luoghi abbandonati.
«Parlare di sicurezza vuol dire anche dare qualificazione a questi spazi. Parlare di sicurezza vuol dire avere una città vissuta dove questi locali abbandonati potrebbero diventare patrimonio della comunità».
Una lettura che trasforma quindi il locale vuoto da semplice questione immobiliare a elemento di una strategia più ampia sulla vita dei quartieri.
Aperti almeno due giorni alla settimana
Lista Russo Punto Franco entra anche nel dettaglio del possibile funzionamento di questi nuovi spazi.
L'idea è che diventino presìdi aperti al quartiere almeno due giorni alla settimana, utilizzando fasce orarie differenti in modo da intercettare pubblici diversi.
«La nostra idea è di riaprire almeno due volte alla settimana in fasce orarie diverse per poter portare insieme sia le persone anziane che i giovani», spiega Cosimi.
All'interno potrebbero trovare posto incontri, proiezioni, letture, laboratori, iniziative culturali e momenti di socialità.
L'obiettivo dichiarato è creare occasioni nelle quali generazioni differenti possano tornare a incontrarsi, offrendo contemporaneamente alle associazioni spazi nei quali svolgere le proprie attività.
Dalle serrande abbassate a nuovi punti di riferimento
Il progetto punta dunque a intervenire su più fronti contemporaneamente: la presenza di immobili inutilizzati, la difficoltà delle associazioni nel trovare sedi, la solitudine, la mancanza di luoghi di aggregazione per i giovani e il tema della sicurezza percepita.
Il filo conduttore è la convinzione che riportare persone dentro gli spazi oggi vuoti possa contribuire a riportare vita nelle strade e nei quartieri.
Ed è proprio nell'immagine della vetrina che Lista Russo Punto Franco sintetizza l'intera proposta.
«Una vetrina chiusa è un pezzo di città che si spegne», afferma Cosimi.
La frase conclusiva ribalta però la prospettiva e diventa il messaggio politico dell'iniziativa: «Una vetrina riaperta può diventare un punto di riferimento per il quartiere».
DI SEGUITO IL VIDEO
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