Popolo della Famiglia: "Aderendo al FVG Pride le Università di Trieste e Udine approvano la richiesta di legalizzare l’utero in affitto??"
Pubblichiamo da Il Popolo della Famiglia - Coordinamento del Friuli Venezia Giulia
Nel constatare con profondo dispiacere che anche quest’anno le Università di Trieste e Udine patrocinano il FVG Pride, rileviamo come il manifesto del Pride regionale si sia arricchito di un altro terribile tassello: la richiesta di legalizzare l’utero in affitto, ossia la mercificazione dei bambini e la loro riduzione a oggetti da ottenere nelle maniere più svariate.
Richiesta che le nostre Università, insieme ad alcuni comuni regionali, hanno deciso evidentemente di patrocinare, violando il loro ruolo istituzionale e quella sana imparzialità che simili istituzioni dovrebbero mantenere nei confronti di questi temi. Sentiamo infatti la necessità di ricordare a quei Comuni e soprattutto a quelle prestigiose istituzioni universitarie che la legge punisce chi “realizza, organizza e pubblicizza” tale barbara attività con sanzioni penali e pecuniarie fino a un milione di euro; che già la Corte Costituzionale ha stigmatizzato l’ “elevato grado di disvalore che il nostro ordinamento riconnette alla surrogazione di maternità”; che il fornire il patrocinio ad una associazione che palesemente ne auspica la regolamentazione (= introduzione in Italia della pratica dell’utero in affitto) pone importanti quesiti sulla opportunità di tali iniziative di endorsement.
Vorremmo infine ricordare che l’associazione organizzatrice dell’evento certamente non rappresenta il pensiero di tutte le persone con tendenze omosessuali, e che anzi altre associazioni affini (una per tutte Arcilesbica) hanno da sempre duramente contestato quanto rivendicato in questo Pride, fino al punto di essere fatte oggetto di azioni violente e intimidatorie.
L’auspicio finale è che questa manifestazione non si trasformi, come tutte quelle precedenti, nella solita carnevalata finalizzata ad attaccare il sentimento religioso dei cattolici, e a criminalizzare il pensiero di tutti coloro che, al di là di ogni credo religioso, sono intimamente convinti che un bambino abbia il diritto di avere un padre ed una madre, e che lo sfruttamento sessuale di un corpo sia una pratica da debellare, e non da regolamentare.
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