Piante in vaso travolte dalla bora, Coricciati (PD): «Continua il disastro annunciato. Chiedano scusa agli alberelli e ai cittadini»

«La bora a Trieste è davvero un fenomeno climatico del tutto imprevedibile? A giudicare da quanto accaduto ai poveri alberelli in vaso posizionati in Piazza della Borsa, parrebbe di sì per chi amministra questa città da ormai venticinque anni».
Con queste parole la consigliera della IV Circoscrizione Marina Coricciati (PD) commenta il preannunciato danneggiamento e ribaltamento delle installazioni di verde mobile nel cuore del centro cittadino: l’ennesimo episodio che smaschera le pure velleità di interventi di facciata.
Solo pochi mesi fa, attraverso un comunicato ufficiale ancora on-line, il Sindaco Roberto Dipiazza presentava l'iniziativa parlando di una “bellissima idea di Giorgio Rossi, portata avanti da Michele Babuder e dai suoi collaboratori”, con l'intento di “riempire la città con questo tipo di alberi per cercare di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici”. Gli faceva eco l'Assessore alle Politiche del Territorio, definendo l'installazione “un intervento fortemente innovativo” finanziato anche grazie ai proventi dell'imposta di soggiorno.
Un progetto che, come già denunciato ad agosto dalla consigliera Coricciati – con un'interrogazione oggi depositata nuovamente con la firma dei consiglieri Bressan, Abrami e Fileti – si è tradotto in realtà in un esborso di quasi 50 mila euro per appena 13 platani spogli racchiusi in fioriere metalliche.
Oggi il risultato di queste velleità finto-ecologiste da decine di migliaia d'euro è sotto gli occhi di tutti i triestini: vasi rovesciati, rami spezzati e uno spettacolo di pessima gestione nel cuore del salotto buono della città. Utilizzare le risorse della tassa di soggiorno per interventi spot privi di qualsiasi utilità reale e di tenuta strutturale al vento simbolo di Trieste non è mitigazione ambientale, ma pura propaganda di facciata.
«La città ha bisogno di ben altro: trasparenza sui costi di manutenzione, stop a cattedrali nel deserto come la discussa ovovia e, soprattutto, fatti concreti come il de-paving e vere piantumazioni in piena terra», incalza Coricciati. «Di fronte a questo ennesimo scempio, l'unica cosa dignitosa che l'Amministrazione dovrebbe fare è chiedere scusa: agli alberelli maltrattati e ai cittadini triestini, le cui tasche pagano il conto di questa improvvisazione. Nel frattempo, si aspetta ancora che la Giunta risponda formalmente all'interrogazione presentata già ad agosto – e oggi di nuovo sollecitata – per far luce sulla trasparenza dei costi complessivi, sulla tenuta di sicurezza delle strutture e sui continui oneri di manutenzione e ripristino che ricadranno sulla collettività».
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