Trieste, il San Giusto d’oro 2026 al climatologo Filippo Giorgi: targa speciale all’Orchestra Busoni

Il San Giusto d’oro 2026 va al climatologo Filippo Giorgi, mentre la targa speciale del premio sarà assegnata alla Nuova Orchestra da Camera “Ferruccio Busoni”. Lo ha deciso l’Assostampa Friuli Venezia Giulia, articolazione territoriale della Fnsi, che organizza il riconoscimento con la collaborazione del Comune di Trieste e il sostegno della Fondazione CrTrieste.
Il premio, nato nel 1967 su iniziativa del Gruppo Giuliano Cronisti, raggiunge quest’anno la sessantesima edizione. La scelta è arrivata dopo il lavoro di selezione delle candidature condotto dal “comitato dei saggi”, coordinato da Furio Baldassi, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti.
La cerimonia di consegna si svolgerà nelle prossime settimane, come da tradizione, nell’aula del Consiglio comunale del Municipio di Trieste.
Muscatello: «Studiare il clima significa comprendere il mondo»
La decisione di premiare Giorgi pone al centro il valore della ricerca e la necessità di comprendere le trasformazioni climatiche.
«Studiare e conoscere il clima significa comprendere il mondo in cui viviamo, mentre analizzarne le trasformazioni vuol dire assumersi la responsabilità di proteggerlo», spiega Carlo Muscatello, presidente dell’Assostampa Fvg.
Un riconoscimento che guarda anche alle conseguenze del cambiamento climatico sulla quotidianità e sulle prospettive delle nuove generazioni.
«Premiare un climatologo significa dunque premiare non soltanto uno scienziato, ma una persona che, attraverso la conoscenza, ci aiuta a leggere il futuro», aggiunge Muscatello. «Perché il clima non è una questione che riguarda soltanto il pianeta: coinvolge la nostra salute, la nostra economia, il nostro territorio e, soprattutto, la vita delle generazioni che verranno».
Filippo Giorgi, una carriera internazionale legata a Trieste
Nato a Lucca nel 1959, Filippo Giorgi ha costruito un percorso scientifico di rilievo internazionale, legando la propria attività a Trieste e all’ICTP, il Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” di Miramare.
Tra gli studi all’Università dell’Aquila e l’esperienza al National Center for Atmospheric Research in Colorado, negli anni Ottanta ha sviluppato il primo modello climatico regionale, contribuendo a rendere più dettagliata l’analisi degli effetti del cambiamento climatico sui singoli territori.
Il suo lavoro ha consentito di affrontare uno dei limiti dei modelli globali: una risoluzione insufficiente per descrivere con precisione le caratteristiche locali. Un contributo che lo colloca tra i padri fondatori della modellistica climatica regionale.
L’impegno nell’IPCC e la divulgazione scientifica
Giorgi ha fatto parte dell’Executive Committee dell’IPCC dal 2002 al 2015, unico scienziato italiano a ricoprire tale ruolo nel periodo indicato. Ha inoltre contribuito al lavoro dell’organismo internazionale che nel 2007 condivise il Premio Nobel per la Pace con Al Gore, come autore e vicepresidente del Working Group I.
Tra i riconoscimenti ricevuti figura la medaglia Alexander von Humboldt della European Geosciences Union, assegnata per il contributo alla scienza del clima nei Paesi in via di sviluppo.
Alla ricerca affianca un’attività di divulgazione attraverso libri, incontri pubblici, festival scientifici e appuntamenti nelle scuole. Tra i suoi volumi figurano “L’uomo e la farfalla. 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici” e “L’esito inevitabile”.
Il suo impegno comprende anche la valorizzazione di Trieste come luogo di incontro della comunità scientifica internazionale, con particolare attenzione ai ricercatori dei Paesi in via di sviluppo.
La targa speciale all’Orchestra Busoni
Accanto alla scienza, la sessantesima edizione del premio riconosce il ruolo della musica attraverso la targa speciale alla Nuova Orchestra da Camera “Ferruccio Busoni”.
«È il riconoscimento a una formazione di eccellenza, che utilizza la musica come linguaggio universale, capace di superare i confini, unire le culture e rappresentare l’identità culturale italiana nel mondo», sottolinea Muscatello.
Il presidente dell’Assostampa evidenzia il contributo dell’orchestra diretta dal maestro Massimo Belli alla diffusione del patrimonio musicale e al dialogo tra culture e tradizioni differenti.
Una storia iniziata nel 1965
Fondata nel 1965 dal maestro Aldo Belli, la formazione triestina è tra le realtà storiche della musica da camera italiana. Il nome richiama il compositore e pianista Ferruccio Busoni e il suo rapporto con Trieste e con la cultura mitteleuropea.
Sotto la guida di Massimo Belli, figlio del fondatore, l’orchestra ha ampliato il repertorio e la propria presenza internazionale, affiancando al barocco e alla musica contemporanea la riscoperta di composizioni inedite o poco eseguite.
Nel corso della sua attività ha collaborato con interpreti quali Salvatore Accardo, Domenico Nordio, Uto Ughi, Bruno Giuranna, Mario Brunello e Laura De Fusco.
Le esibizioni hanno portato l’ensemble in festival e teatri italiani, tra cui la Sala Verdi del Conservatorio di Milano e il Teatro La Fenice di Venezia, oltre che in Europa, Sud America e Asia. Alla presenza sui palcoscenici si affianca una produzione discografica per etichette quali Brilliant Classics, Naxos e Tactus.
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