martedì 3 novembre 2026
Breaking
Piante in vaso travolte dalla bora, Coricciati (PD): «Continua il disastro annunciato. Chiedano scusa agli alberelli e ai cittadini» ◆ Vescovo per San Giusto: «Non è solo il tema dei migranti, ma il vincere le paure e la speranza» ◆ Trieste, il San Giusto d’oro 2026 al climatologo Filippo Giorgi: targa speciale all’Orchestra Busoni ◆ Malnati e Bulgarelli sull’IA: «Serve un’autorità europea che garantisca la neutralità dell’algoritmo» ◆ Porto Vecchio, Animalisti: «Davanti alla morte non si dovrebbe essere né di destra né di sinistra» ◆ Alberi in vaso travolti da bora, Cimolino (Verdi): «Sindaco, liberali e mettili a dimora in terra» ◆ Trieste, Porro: «Apprendistato a 14 anni per insegnare un mestiere ai ragazzi» ◆ Trieste, giovani e anziani insieme contro il caro affitti: Rossetti rilancia la coabitazione ◆ Trieste, e se a Natale si pattinasse al Rocco? Il sogno di un triestino accende la fantasia ◆ Fasiolo (Pd): "Case della comunità, coinvolgere i medici di base senza sanzioni o scorciatoie" ◆ Centinaia in piazza Libertà per le vittime del Porto Vecchio: «Si muore di abbandono» (FOTO-VIDEO) ◆ Trieste Trasporti: «Una fermata ogni 250 metri», la rete dei bus vista da chi la usa da sempre (VIDEO) ◆ Ricky Ottolino attacca: «Mi paghi come DJ, ma ti aspetti un’organizzazione di eventi» (VIDEO) ◆ «Quanta gente mi porti?»: Mauro Manni mette in discussione il rapporto tra locali e musicisti (VIDEO) ◆ Da Halloween a Capodanno, Max de Palma: «Per organizzare una festa parto un mese prima» (VIDEO) ◆ Piante in vaso travolte dalla bora, Coricciati (PD): «Continua il disastro annunciato. Chiedano scusa agli alberelli e ai cittadini» ◆ Vescovo per San Giusto: «Non è solo il tema dei migranti, ma il vincere le paure e la speranza» ◆ Trieste, il San Giusto d’oro 2026 al climatologo Filippo Giorgi: targa speciale all’Orchestra Busoni ◆ Malnati e Bulgarelli sull’IA: «Serve un’autorità europea che garantisca la neutralità dell’algoritmo» ◆ Porto Vecchio, Animalisti: «Davanti alla morte non si dovrebbe essere né di destra né di sinistra» ◆ Alberi in vaso travolti da bora, Cimolino (Verdi): «Sindaco, liberali e mettili a dimora in terra» ◆ Trieste, Porro: «Apprendistato a 14 anni per insegnare un mestiere ai ragazzi» ◆ Trieste, giovani e anziani insieme contro il caro affitti: Rossetti rilancia la coabitazione ◆ Trieste, e se a Natale si pattinasse al Rocco? Il sogno di un triestino accende la fantasia ◆ Fasiolo (Pd): "Case della comunità, coinvolgere i medici di base senza sanzioni o scorciatoie" ◆ Centinaia in piazza Libertà per le vittime del Porto Vecchio: «Si muore di abbandono» (FOTO-VIDEO) ◆ Trieste Trasporti: «Una fermata ogni 250 metri», la rete dei bus vista da chi la usa da sempre (VIDEO) ◆ Ricky Ottolino attacca: «Mi paghi come DJ, ma ti aspetti un’organizzazione di eventi» (VIDEO) ◆ «Quanta gente mi porti?»: Mauro Manni mette in discussione il rapporto tra locali e musicisti (VIDEO) ◆ Da Halloween a Capodanno, Max de Palma: «Per organizzare una festa parto un mese prima» (VIDEO) ◆
Cronaca

Vescovo per San Giusto: «Non è solo il tema dei migranti, ma il vincere le paure e la speranza»

redazione·
Vescovo per San Giusto: «Non è solo il tema dei migranti, ma il vincere le paure e la speranza»

«Prendiamoci cura gli uni degli altri». È l’appello che il vescovo monsignor Enrico Trevisi rivolge alla città nell’omelia per la solennità di San Giusto martire, patrono di Trieste e della Diocesi. Un richiamo che attraversa le persecuzioni subite dai cristiani nel mondo e arriva alle fragilità quotidiane: giovani, famiglie, anziani soli, persone che cercano casa e persone con disturbi psichiatrici.

Nella celebrazione del 3 novembre, il vescovo invita a riconoscere le responsabilità di ciascuno verso chi soffre, mettendo in guardia dall’indifferenza e dalla diffidenza che possono accompagnare anche chi cerca protezione.

La memoria di San Giusto e dei perseguitati

Trevisi apre l’omelia ricordando la testimonianza del patrono: «Noi celebriamo la festa di San Giusto martire. La sua fede mi fa impallidire: potessi io dare la vita per il Signore e nell’amore, senza indietreggiare e vacillare».

La memoria del martire diventa occasione per ricordare i cristiani perseguitati e chi, attraverso il dono della propria vita, ha portato l’amore fino alle sue conseguenze più radicali.

«Invito a pregare, ma anche a rimuovere l’indifferenza», afferma il vescovo. L’obiettivo indicato è «costruire un mondo di pace, prenderci cura gli uni degli altri», difendendo anche chi subisce persecuzioni a causa della propria fede.

«Sono volti, persone, famiglie»

Nell’omelia Trevisi richiama il rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre sulla persecuzione dei cristiani e riporta testimonianze di violenze, discriminazioni e privazioni della libertà religiosa.

Il vescovo insiste sulla necessità di guardare oltre le cifre, riconoscendo le persone e le storie che rappresentano. Tra le vicende ricordate c’è quella di Solomon Ako, giovane cristiano nigeriano rapito insieme ad altri e sottoposto a violenze.

La sua testimonianza introduce anche il tema della fede come sostegno nella sofferenza: Trevisi ne riprende il racconto della preghiera condivisa durante la prigionia e della forza trovata nel sentirsi accompagnati.

Il monito contro l’indifferenza

«Non consentiamo che alla persecuzione si aggiunga l’indifferenza. Rompiamo il silenzio», esorta il vescovo.

Trevisi denuncia il rischio che la dimensione religiosa delle persecuzioni venga trascurata o nascosta nelle ricostruzioni dei conflitti. Nel suo intervento richiama situazioni in Africa subsahariana, Asia, Medio Oriente e Nicaragua, sottolineando la necessità di riconoscere con chiarezza vittime e responsabilità.

La riflessione arriva quindi al modo in cui vengono accolte le persone in fuga: «Quando i cristiani sono la minoranza povera e vulnerabile nessuno li difende. E quando arrivano da noi sono guardati ancora con sospetto».

Il vescovo richiama, come esempio, i profughi cristiani provenienti dal Pakistan che arrivano a Trieste e in altre città italiane. Persone che, osserva, possono essere considerate soltanto un problema, senza che se ne conoscano le storie.

Giovani e famiglie, le responsabilità della comunità

Nella parte conclusiva, l’omelia allarga lo sguardo alle persone che vivono condizioni di difficoltà nella quotidianità.

Trevisi parla dei giovani «che protestano e che hanno bisogno di adulti che stanno a ascoltare il loro pensiero, le loro paure, il vuoto che hanno davanti», interrogando la comunità sulla speranza che viene loro trasmessa e sull’impegno educativo.

Il richiamo riguarda anche le famiglie con un lavoro sottopagato e precario, che faticano a sostenersi, mentre altre persone accumulano ricchezze attraverso comportamenti scorretti.

È un invito a non separare la riflessione religiosa dalle responsabilità sociali, economiche ed educative.

Anziani soli, casa e salute mentale

Il vescovo richiama poi gli anziani e i malati che vivono la solitudine, chiedendo quale sia la risposta dei cristiani a questa sofferenza.

Affronta anche il problema della casa, interrogandosi sulle possibili risposte pubbliche: «Possiamo permetterci di avere tante case pubbliche inagibili? Più la burocrazia restare indifferente?».

Uno spazio è dedicato alle persone con disturbi psichiatrici, con una domanda diretta: «Stiamo facendo gli investimenti sufficienti?».

«Non c’è solo il tema dei migranti, ma c’è anche quello e, vincendo le paure e parlandoci, possiamo tentare qualche ulteriore passo di civiltà. Ne abbiamo le capacità. E non perdo la speranza», afferma Trevisi.

La conclusione torna al patrono di Trieste: «San Giusto prega perché noi ci assumiamo le nostre responsabilità anche verso i perseguitati e anche verso i poveri».

Articoli correlati