«Iran, basta immobilismo»: Cisint, Sardone e Ceccardi chiedono a Ue svolta contro repressione

Di fronte al drammatico aumento del numero di manifestanti uccisi in Iran, le sole sanzioni non sono più sufficienti. È questa la posizione espressa da Anna Cisint, insieme a Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, in un intervento che punta direttamente all’azione dell’Unione europea.
Nel messaggio diffuso, le tre esponenti della Lega denunciano l’attuale fase di immobilismo e chiedono all’Ue e al Servizio diplomatico dell’Unione di adottare iniziative immediate e concrete. L’obiettivo indicato è chiaro: condannare senza ambiguità la repressione in atto e sostenere apertamente il diritto alla vita e alla protesta pacifica della popolazione iraniana.
Secondo Cisint, Sardone e Ceccardi, il quadro che emerge dall’Iran non consente più risposte generiche o esclusivamente formali. L’aumento delle vittime tra i manifestanti viene indicato come un segnale che impone un cambio di passo, sia sul piano politico sia su quello diplomatico. Le tre europarlamentari sottolineano come l’Europa debba assumere una posizione più netta e visibile, capace di incidere realmente.
Nel loro appello viene ribadita la necessità di strumenti di pressione diplomatica più efficaci e di sanzioni “realmente mirate”, pensate non come gesto simbolico, ma come leva concreta per tutelare chi oggi è maggiormente esposto alla repressione. In particolare, l’attenzione viene posta sulla sicurezza di giornalisti, oppositori politici e difensori dei diritti umani, indicati come categorie “nel mirino delle autorità”.
Il messaggio politico è diretto: la tutela dei diritti fondamentali non può restare confinata a dichiarazioni di principio. Per Cisint, Sardone e Ceccardi, l’Unione europea deve dimostrare di saper difendere in modo attivo quei valori che dichiara di rappresentare, intervenendo con decisione laddove la repressione colpisce chi manifesta pacificamente.
L’intervento si inserisce in una linea che chiede all’Europa di uscire dalla prudenza diplomatica e di assumere una responsabilità più marcata sul piano internazionale. In gioco, secondo le tre esponenti leghiste, non c’è solo la politica estera dell’Ue, ma la credibilità stessa dell’Unione quando si parla di diritti umani, libertà di espressione e diritto alla vita.
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