Pubblichiamo da FILCAMS CGIL FVG
Si può davvero parlare di una primavera nel terziario, nel turismo e nei servizi? Dopo due
anni drammatici per il nostro Paese a causa della pandemia ci troviamo oggi in uno scenario
internazionale di guerra, di distruzione, di inflazione che riprende a correre, impoverendo il
potere di acquisto delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati, stretti nella morsa di bassi
salari, precariato diffuso, mancati rinnovi dei CCNL (vigilanza privata soltanto l’ultimo esempio,
scaduto da oltre sei anni, settore che opera a supporto proprio delle Istituzioni garantendo la
vigilanza e la sicurezza di Uffici e Tribunali, attività appaltate da committenza pubblica), aumento
delle spese domestiche, innalzamento dei prezzi al consumo.
La Filcams del Friuli Venezia Giulia, per quanto di propria competenza e interesse, vuole
provare a fornire un contributo in termini di spunti e progettualità per poter rilanciare i comparti di
pertinenza, dal terziario ai servizi, dal turismo agli appalti ad alta intensità di lavoro. Pensiamo
che si debba provare, anche sfruttando le risorse messe in campo dal PNRR, a modificare i
paradigmi che hanno retto sin qui questi comparti, non sottovalutando certamente le opportunità
da poter cogliere ma anche le numerose ombre da dover necessariamente e quanto prima
modificare.
Nelle settimane scorse il Senato ha approvato il DDL Appalti il cui testo presenta una
norma in relazione alla facoltà, e non già all’obbligo, di inserire clausole sociali nei bandi di gara.
Se confermato, il dettato normativo segnerebbe un arretramento in termini di tutela per le
lavoratrici e lavoratori e un ingiustificato passo indietro di ben sei anni. In queste ore la CGIL del
Friuli Venezia Giulia ha scritto al Presidente della Regione, alle Parlamentari e ai Parlamentari
eletti sul territorio regionale, affinché facciano quanto possibile per intervenire ed operare per
prevedere l’esclusivo obbligo di inserimento di clausole sociali nei bandi di gara, confermando
quindi quanto previsto dall’attuale art. 50 del Codice dei Contratti Pubblici al fine di non ridurre le
tutele che già vi sono ed impedire che ogni cambio di appalto si trasformi in perdita di posti di
lavoro e di reddito per le lavoratrici ed i lavoratori occupati negli appalti di servizi essenziali e di
pubblica utilità per il settore sanitario e socio assistenziale, per le scuole e più in generale per la
collettività. Negli ultimi anni, tra le altre cose, si era consolidato un proficuo rapporto con
l’Azienda Regionale di Coordinamento per la salute che vedeva le Parti impegnate a confronti
preventivi utili poi alla definizione di capitolati di gara improntati alla qualità e stabilità
occupazionale, modalità di confronto che non vorremmo venisse indebolita, se non resa vana,
proprio dal nuovo dettato normativo che si sta prefigurando. La nostra ambizione voleva allargare
le norme a tutela della qualità del lavoro anche negli appalti e affidamenti tra Imprese private
cercando quindi di dare omogeneità di condizioni e tutele alle lavoratrici ed ai lavoratori, senza
dover invece concentrarsi per mantenere, se non recuperare, quanto già avevamo acquisito negli
anni.
L’incertezza regna anche nel comparto del turismo, già pesantemente segnato dalla
pandemia, dai lockdown degli anni scorsi, dalle normative stringenti sui viaggi, ora dal contesto
internazionale di guerra. Tale situazione, mitigata nelle ultime stagioni dallo straordinario e
fondamentale aumento del turismo locale, viene accentuata ora dallo stallo politico sulle
concessioni balneari, in scadenza al 31 dicembre 2023 come da sentenza del Consiglio di Stato
e che ancora non vede concrete e utili direttive provenire dal Parlamento Italiano. L’iter del DDL
concorrenza, che tra le altre materie dovrebbe definire gli orientamenti e le direttive per la
costruzione dei bandi di gara, ha subìto una fase di immobilismo per dinamiche politiche e di
lobby, legittime, che però di fatto ingessano le Imprese attualmente in concessione impedendo
una programmazione degli investimenti in termini di ammodernamento delle infrastrutture, varietà
dell’ offerta turistica e coordinamento tra i molteplici prodotti turistici che la nostra Regione ha da
offrire. Senza entrare nel merito della discussione parlamentare ci preme venga tutelata e
garantita la continuità occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, sia in termini numerici ma
anche in termini di reddito e condizioni contrattuali, potendosi quindi avviare con i soggetti
istituzionali che saranno preposti alla costruzione dei bandi tavoli di contrattazione d’anticipo.
Sul terziario e sul commercio non possiamo innanzitutto che richiamare le Imprese, come
ogni anno del resto, a non aprire nelle prossime festività, da Pasqua a lunedì dell’angelo, dal 25
aprile al 1 maggio, così come invitiamo i consumatori a non recarsi nei negozi in tali giornate di
festa. Crediamo che la Legge Regionale “SviluppoImpresa” consegni delle opportunità al
comparto del commercio, a condizione però che vi sia la condivisione e la partecipazione anche
delle Organizzazioni di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori e che costituisca la base
per una revisione più complessiva della Legge Regionale sul commercio. Pensiamo infatti che i
distretti del commercio, così come nello spirito della norma, possano essere uno strumento in
grado di mitigare le ridotte dimensioni di molte Imprese nel rapporto con la grande distribuzione
organizzata ma non solo, di rivitalizzare i borghi e i centri storici in stretto rapporto e relazione
con le periferie ed i grandi centri commerciali , di condividere strategie e servizi rispetto anche ai
processi di digitalizzazione e di integrazione, e non contrasto, col commercio on line. Per cercare
di raggiungere tali scopi però le Organizzazioni sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori del
terziario e del commercio devono a parer nostro avere un ruolo centrale all’interno dei Distretti
del commercio, potenzialmente veri e propri laboratori di contrattazione territoriale del comparto,
un protagonismo da esercitarsi in uno sforzo comune e condiviso tra tutti i soggetti portatori di
interessi generali quali le Istituzioni o di categoria come le Associazioni Datoriali. Lo strumento
rischia però di non saper cogliere le sfide se non coordinato con una revisione complessiva della
Legge regionale del commercio, revisione che crediamo debba immaginare un nuovo strumento
di programmazione territoriale coordinata e condivisa, integrando i Piani regolatori in una
dimensione che sappia uscire dai confini del singolo Comune e dal proprio territorio di riferimento
e che garantisca uno sviluppo del settore sostenibile dal punto di vista dell’offerta proposta al
consumatore, sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale.