«Albatross», il PD attacca: «No alla nostalgia ideologica travestita da riconciliazione»
“La riconciliazione non può essere la cancellazione. La memoria storica non è un foglio bianco da riscrivere secondo convenienza”: con queste parole la segretaria del Partito Democratico triestino, Maria Grazia Paglia, interviene duramente sul film “Albatross” del regista Giulio Base, dedicato alla figura di Almerigo Grilz.
Nel giorno della proiezione triestina, il PD sceglie di non tacere. Pur riconoscendo “i meriti artistici e le legittime scelte narrative” del regista, Paglia avverte: “Albatross si presenta come parte di una più ampia operazione di revisione della memoria storica. E questo, in una città come Trieste, non può lasciarci indifferenti”.
Il punto di frizione: la narrazione “edulcorata” di Grilz
Secondo la segretaria dem, il nodo centrale non è il diritto di raccontare: “È lecito raccontare Almerigo Grilz, militante neofascista, dirigente del Fronte della Gioventù e fotoreporter caduto in un conflitto africano. Ma è inaccettabile farlo rimuovendo gli aspetti problematici della sua biografia politica, inserendo personaggi di fantasia – come il ‘militante e poi giornalista di sinistra’ che lo riabilita pubblicamente – per costruire un racconto rassicurante e a senso unico”.
Paglia sottolinea che il rispetto per la morte di Grilz non può coincidere con la sua canonizzazione pubblica: “Rispetto per i morti, certo. Ma farne un modello tacendo sulla sua militanza neofascista significa falsificare la memoria collettiva”.
Il plauso della destra e il “bipartisanismo” che non può esistere
Non sorprende, aggiunge la segretaria, che il film abbia ricevuto il plauso dei vertici della destra, incluso il senatore Ignazio La Russa, che ha parlato di “ricordo finalmente bipartisan”. Un’affermazione che Paglia rigetta con forza: “Non può esistere alcun bipartisanismo quando si omette deliberatamente la matrice ideologica di chi viene celebrato. La storia non si edita a piacimento per renderla accettabile”.
Trieste e il dovere della memoria onesta
“Trieste è una città segnata dalle ferite del Novecento, crocevia di tragedie, ideologie e lacerazioni. Proprio per questo, Trieste merita racconti onesti, non operazioni ideologiche travestite da riconciliazione” – conclude Paglia.
Il dibattito è aperto, e si annuncia acceso. In una città dove la storia è parte integrante del tessuto urbano e della memoria collettiva, Albatross non sarà solo un film. Sarà, inevitabilmente, un test politico e culturale. E per molti, anche una prova di coscienza civile.
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