È davvero triste che in una società presumibilmente all'avanguardia come la nostra si pensi ancora che gli animali sono considerati oggetti privi di emozioni soprattutto quelli diversi da noi mammiferi umani giustificando così qualsiasi pratica di sfruttamento ed uccisione.
Desidero mettere al corrente il Porro che gli animali, piaccia o non piaccia, sono esseri senzienti cioè dotati di capacità di sensazione, di cognizione e di empatia come noi umani.
Insomma, ci troviamo di fronte alla necessità di una scelta morale fondamentale: siamo in grado di cambiare i nostri comportamenti alimentari per riconciliarci con gli altri esseri viventi?
Chiudere semplicemente gli occhi non è più una possibilità!
Tra le comunità cristiane più antiche, l’agnello era rappresentato sulle spalle del pastore e simboleggiava l’anima salvata da Cristo.
Faccio memoria che già il profeta Isaia per bocca di Dio disse: «Io non bevo il sangue dei vostri sacrifici, non mangio la carne dei vostri agnelli» (cfr. 1,11), ma riguardo alla contrarietà di Gesù nei confronti della pratica del sacrificio cruento degli animali è necessario citare un grande Padre della chiesa, Epifanio di Salamina, che nel suo Panarion gli attribuisce le seguenti parole: “Io sono venuto per abolire i sacrifici e se non smetterete di compierli, nemmeno l’ira di Dio smetterà di colpirvi”, inoltre San Bernardo nel suo Quinto sermone in Cantica recita: “Dei 4 generi di Spirito, e cioè di Dio, dell’angelo, dell’uomo, dell’animale”. Più volte chiama l’anima dell’animale “spirito”.
D’altro canto il punto di vista di Gesù sugli animali non poteva essere che quello del Profeta Isaia, al quale lui spesso faceva riferimento: “Dice il Signore: sono sazio degli olocausti, degli arieti e del grasso dei vitelli, non gradisco il sangue dei buoi, degli agnelli e dei capri”.
Opponendosi alla violenza sugli animali Gesù anticipò di 2.000 anni quella che poi diventerà la “Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali”, sottoscritta a Parigi il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’Unesco.
Non solo la comunità ecclesiale ma tutti noi dobbiamo accogliere l’invito di Giovanni Paolo II nella “Sollecitudo rei socialis” a studiare un nuovo rapporto uomo-animale, ristudiare questo problema, i documenti del Magistero e dei Concilii, le testimonianze dei Padri della Chiesa ed il comportamento dei Santi, in particolare di San Francesco, la teologia medievale, la filosofia cristiana, ma anche il contributo del pensiero laico.
L’assenza dei cristiani in questo campo è un arroccamento su una cultura arcaica che polarizza l’uomo su se stesso a spese dell’ambiente e soprattutto degli animali.
Quindi è la relazione tra uomini e animali a essere superata rispetto alla tradizionale visione antropocentrica proposta finora dalla Chiesa.
Oggi dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature», sostiene tra l'altro nella Laudato si’ papa Francesco, che pur confermando al primo posto la compassione per gli esseri umani, mette in guardia dall’indifferenza e dalla crudeltà verso le altre creature.
Non più l’uomo-padrone degli esseri viventi, ma l’uomo-compassionevole che si fa carico della loro sorte.
L’esplorazione di tutte le dimensioni della vita, l’approfondimento spirituale del senso dei nostri rapporti con la totalità dei viventi, l’invito a porre fine a certi trattamenti abominevoli inflitti agli animali saranno alcune grandi ricchezze del cristianesimo di domani.
In tutte le religioni l’uomo ha sacrificato qualcosa per il suo dio, ma con Gesù c’è un capovolgimento totale. Dio sacrifica sé stesso, una volta e per sempre, per la salvezza dell’uomo. Un Dio che ha sfidato la violenza perché Gesù è l’uomo della tenerezza, è il trionfo dell’amore.
La tradizione dell’agnello a Pasqua non ha nessuna argomentazione teologica sostenibile, perché la tradizione cristiana non è fondata sul sacrificio degli animali, che non solo sono inutili, ma addirittura crudeli e sicuramente lontani dall’idea di amore e compassione verso tutti gli esseri viventi.
L' arcivescovo di San Giovanni Rotondo, mons. Michele Castoro, a un gruppo di animalisti che chiedevano quale fosse la posizione della Chiesa sul tema, disse: La Pasqua cristiana, non ha nulla a che fare con la strage di milioni di agnellini, in quanto Cristo, vero agnello pasquale, ha immolato se stesso per riscattarci dalla malvagità e dall’ingiustizia, così affermò anche Benedetto XVI nella Messa nella Cena del Signore presso la Basilica di San Giovanni in Laterano, Giovedì Santo, 5 aprile 2007 dicendo: "il sacrificio dell’ Agnello Pasquale sia da leggersi in una maniera più profonda, dal momento che non era l’animale a essere sacrificato, ma lo stesso Figlio di Dio: Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero."
Giovanni Paolo II è il papa che, parlando del soffio divino presente anche negli animali e non soltanto nell’uomo, ha ridato a queste creature il valore e la dignità che esse meritano.
L’opinione, ardita com’è, aprirebbe la possibilità dell’eternità anche per questi “fratelli più piccoli”, come li chiamava il grande San Francesco, ma ricordiamo che anche Sant’Agostino aveva affermato che anche gli animali avevano un'anima.
È un rito cruento, in forte contraddizione col concetto di Resurrezione, che porta con sé il rinnovamento della fede e della speranza. È un rito non necessario in una società, la nostra, già impregnata di violenza e di morte, che serve soltanto a soddisfare gli interessi dell’ industria alimentare e probabilmente personale.
Quindi non esistono scusanti religiose e la scelta di mangiare agnello passa dall’essere difesa come un precetto, all’essere semplicemente un peccato di gola, sul quale riflettere.
Ogni creatura è amata dal nostro Dio. Basta sacrifici, solo l’amore è vincente. Per questo è orribile festeggiare la Pasqua uccidendo migliaia di cuccioli di agnello. L’unico agnello di Dio di cui dobbiamo cibarci a Pasqua è l’Eucaristia.