Statua e mostra D'Annunzio, Pd: «Rischio concreto che sia operazione-nostalgia»
«Nei giorni scorsi si sono susseguiti diversi interventi sulla proposta di una statua di D'Annunzio a Trieste, in alcuni casi chiamando in causa il ruolo del PD e del centrosinistra nella vicenda. Riteniamo, quindi, corretto riportare quella che è stata la nostra posizione all'indomani della decisione del Comune di investire quasi 400 mila euro per la realizzazione di una mostra su D'Annunzio con annessa statua. Chiedevamo — e chiediamo — se nella mostra si terrà conto delle dinamiche locali (Venezia Giulia sotto amministrazione prima militare poi civile italiana 1918-1920) e della complessità della situazione fiumana». Lo rilevano in una nota i consiglieri Pd Giovanni Barbo, Valentina Repini, Fabiana Martini «Chiedevamo — e chiediamo — se gli istituti storici - ancora - del territorio, a Trieste e a Fiume, verranno coinvolti, e se l'Amministrazione Comunale intende mettersi in contatto con l'Amministrazione di Fiume, che nel 2020 sarà capitale europea della cultura. Chiediamo, in sostanza, che l'Amministrazione Comunale dimostri con i fatti di tenere a quell'internazionalità citata a più riprese anche nelle premesse della delibera con cui viene decisa la realizzazione della mostra. Sono domande che finora non hanno avuto risposta. Sulla statua, una volta appreso che verrà collocata in Piazza della Borsa, abbiamo detto che se nulla abbiamo da eccepire rispetto alla rilevanza culturale di D'Annunzio, ci lasciano quantomeno perplessi le motivazioni portate dall'assessore per la realizzazione della statua: ha detto chiaro e tondo che verrà fatta in virtù del «legame della città con i fatti avvenuti a Fiume, così come più in generale c'è un collegamento di Trieste con l'Istria, Fiume e Dalmazia, nell'ambito dei fatti avvenuti fra la Prima e la Seconda guerra mondiale». «Apprezziamo - riferiscono - il tentativo, che abbiamo colto in alcuni degli interventi di questi giorni, di alzare il livello del dibattito, ma purtroppo è difficile non leggere nelle motivazioni addotte per la statua un'eco dell’”incidente" diplomatico di Tajani il 10 febbraio, e pure più recentemente nella condivisione, lo scorso 2 giugno, della cartina della "Grande Italia" da parte dell'assessore Giorgi. Quanti passi indietro stiamo rischiando di fare? Il rischio che in queste terre questa sia o si trasformi in un'operazione-nostalgia è più che concreto: un rischio che per il bene della città vorremmo evitare».
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