Sinistra Classe Rivoluzione Trieste: «Basta revisionismo! Viva la resistenza partigiana!»

Sinistra Classe Rivoluzione Trieste: «Basta revisionismo! Viva la resistenza partigiana!»

Pubblichiamo da Sinistra Classe Rivoluzione Trieste

Basta revisionismo! Viva la resistenza partigiana!

“Vicesindaco, il popolo ha fame, chiede pane”

“Dategli solenni ricorrenze!”

E’ più o meno così che immaginiamo il dibattito interno alla Giunta comunale di Trieste che, con delibera del sindaco approvata il 27 maggio 2020, ha istituito ufficialmente la “Giornata della Liberazione di Trieste dall’occupazione jugoslava” da festeggiarsi con solennità ogni 12 giugno.

Lungi dal difendere le posizioni “benaltriste” del centrosinistra, che rivendica la primogenitura del ricordo di questa data attraverso l’affissione di una targa commemorativa durante il mandato Cosolini, non ci sfugge che a fianco dell’abominio storico che sottende a questa “festa”, la tempistica scelta è sinceramente significativa.

Nel pieno dell’emergenza post Covid-19, la scelta di ricacciare il dibattito politico cittadino in vicende relative alla storia (o alle falsificazioni di essa) del 1945 sembra più uno strumento per deviare l’attenzione pubblica dai problemi reali che attanagliano la città: aumento dei prezzi, cassa integrazione, incertezze lavorative, chiusura di attività, ecc.

Il primo in ordine di tempo a scegliere la strada della “caciara” storica è stato Polidori, colui che ha abituato i cittadini di Trieste a sentire nominare la propria città sulle testate internazionali per infamie verso i senzatetto e gli immigrati.

Anticipando tutta la destra cittadina sui tempi, scelta non gradita ai “camerati” di maggioranza, Polidori già alcuni giorni fa era entrato a gamba tesa nella cronaca cittadina con una frase particolarmente significativa: “Trieste non è stata liberata il 25 aprile ma di fatto il 12 giugno”.

In una frase così corta è condensata tutta la meschinità del personaggio.

Innanzitutto c’è il disprezzo politico verso il 25 aprile come Festa della Liberazione dal nazifascismo che, a detta dei costituzionalisti borghesi (e non sicuramente dei marxisti rivoluzionari) dovrebbe essere la festività fondante della Repubblica di cui questo omuncolo è dipendente.

Ma c’è di più: l’ignoranza non solo della Storia, quella vera, ma addirittura della Farsa storica che è stata l’architrave del revisionismo al cui seno la destra triestina è stata attaccata per anni.

Che fine fa, nella visione del vicesindaco, quel “30 Aprile 1945” che, in funzione antipartigiana e antislava è stato per anni celebrato come la “vera” liberazione di Trieste da parte del CLN?

Dove vanno a finire tutti gli sforzi per costruire una narrazione secondo cui il 1 Maggio 1945 l’EPLJ entrò (occupandola) in una città già liberata dalle forze democratiche italiane?

L’ignoranza (persino delle sue stesse menzogne) di Polidori è imbarazzante, e qualcuno se n’è dovuto accorgere anche tra i suoi amici di maggioranza che infatti hanno dovuto “richiamarlo” all’ordine ricordandogli, per bocca dell’assessore Angela Brandi (Forza Italia, ex MSI) che “le date che hanno senso per noi sono il 30 Aprile e il 12 Giugno” (Il Piccolo, 23.05.2020).

Un somaro che guida una Giunta di ex-fascisti non è proprio una prospettiva rosea per la città, che ha infatti risposto in una maniera che probabilmente Polidori non si aspettava.

Sono centinaia infatti i commenti che sui social, anche sulle pagine delle “testate” più amichevoli (tipo Trieste Cafe) se la prendono contro la scelta di istituire una giornata di “festa solenne” in mezzo ad una pandemia globale e alla peggiore crisi economica della storia del capitalismo.

Anche l’Unione degli Istriani, che da anni commemora la data del 12 giugno, ha manifestato perplessità sui toni scelti dalla Giunta.

La reazione, al momento misurabile solamente sui social network, dimostra una cosa: la Giunta sta compiendo un passo più lungo della gamba nel tentativo di porre il proprio sigillo a 20 anni di falsificazioni storiche e di accontentare gli ambienti più reazionari della destra triestina.

Salta all’occhio a molti, infatti, la coincidenza temporale tra l’istituzione di questa “festa” e la polemica attorno alla restituzione dell’Hotel Balkan alla Comunità slovena che ha visto Fratelli d’Italia in prima linea in veri e propri deliri di revanscismo e razzismo anti-sloveno.

Quello che sembra è che l’istituzione di questa festività sia un vero e proprio contrappeso ad un atto di giustizia storica che agli eredi triestini di Almirante non è proprio andato giù.

Come sempre la Storia, tanto sconosciuta quanto vituperata si ritrova a far da sfondo a beghe politiche, contese personali, regolazioni di conti tra burocrati e fascisti ripuliti.

Ritornando al 12 giugno, crediamo che la delibera della Giunta debba essere rimandata al mittente.

Mettere sullo stesso piano i crimini del fascismo durante vent’anni di dittatura e cinque anni di guerra ed occupazione con la lotta partigiana e l’epurazione dei criminali di guerra, torturatori, collaboratori e profittatori nazifascisti è un’operazione meschina degna solamente di chi riconosce questi ultimi come propri riferimenti politici.

Per questo motivo definiamo come inaccettabile la nuova “festività” e chiediamo che altrettanto facciano tutte le organizzazioni politiche e sindacali sinceramente antifasciste e antirazziste non solo italiane ma anche slovene e croate.

Non accettiamo una riedizione locale del 11 Febbraio, giornata nella quale le bandiere e i labari di CasaPound, Veneto Fronte Skinhead , della RSI e della X Mas hanno sostituito i libri e le indagini storiche che da anni gli storici italiani e sloveni chiedono vengano pubblicati per sostenere le tesi revisioniste sulla “pulizia etnica”. Ma oltre a qualche fotografia falsificata, targa contraffatta o discorso retorico questa gente non è mai riuscita a produrre niente di serio per sostenere una rilettura della Resistenza sul Confine Orientale che è oramai solamente propaganda anticomunista, antipartigiana e antislava.

Noi lo ribadiamo: Trieste è stata liberata il Primo Maggio 1945 grazie al sacrificio dei partigiani italiani, sloveni, croati e serbi inquadrati nell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia che hanno sancito, con la forza delle armi, il giudizio storico inappellabile che i popoli hanno dato ai nazisti, ai fascisti e ai loro collaboratori.

A differenza di questi “podestà” fuori tempo massimo e dei loro lacchè squadristi, nostalgici del tallone di ferro che oppresse queste terre e complici dell’odio etnico e nazionalista che ancora le avvelena, noi rivendichiamo gli ideali che permisero ai lavoratori di Trieste, del Litorale e della Jugoslavia di scrivere una grande storia di libertà, dignità e fratellanza di cui la Resistenza è una delle pagine più belle.

Non abbiamo bisogno di nuove “feste solenni”, ma di lavoro, salario, casa e diritti per tutti!

Viva il 25 aprile, Viva il Primo Maggio! Morte al fascismo, libertà ai popoli!