Immigrazione, a rischio 250 posti di lavoro nell'accoglienza Trieste

Immigrazione, a rischio 250 posti di lavoro nell'accoglienza Trieste

La pacchia sta appena iniziando per chi vorra' gestire le strutture di detenzione per migranti, cioe' i centri per il rimpatrio (Cpr). Verra' lautamente pagato per fare questo, e a differenza dei centri per l'assistenza straordinaria (Cas), dove non   sono previsti piu' i costi per alfabetizzazione e formazione. L'Italia  diventa l'unico paese dell'Ue a non insegnare la lingua nazionale ai  richiedenti asilo". Lo evidenzia alla Dire il presidente di Ics-Ufficio  rifugiati Onlus e vicepresidente dell'Associazione studi giuridici  sull'immigrazione (Asgi), Gianfranco Schiavone, rilevando come nello  'Schema di capitolato d'appalto per la gestione dei servizi di  accoglienza dei richiedenti asilo' di fatto non ci sia alcun risparmio.

E' stata invece aumentata la spesa per il personale che gestisce i Cpr.  Se la spesa per i Cas viene portata dai 35 ai 21,35 euro al giorno per  accolto -in cui e' incluso il costo personale (7 euro), struttura (4), pocket money per l'accolto (2,5) e alimenti, trasporto, corsi e altro-,  nei centri per il rimpatrio, dove non ci sono costi di struttura, trasporto e corsi, la spesa e' di 32,15 euro al giorno per accolto. Di  questi 17 vanno solo per il personale. "I 21 euro per i Cas sono in realta' totalmente insostenibili dal punto di vista umano, organizzativo  ed economico- continua Schiavone-, perche' rende di fatto impossibile  l'accoglienza in appartamenti e i corsi di italiano e formazione, pur  essendo ancora previsti. Il messaggio alle cooperative e alle Onlus e' chiaro: devono accettare di gestire dei 'centri-pollaio' in cui i pochi addetti siano per lo piu' guardie". Entro un paio di mesi, continua il presidente dell'Ics, si sapra' cosa  ne sara' dei centri per l'accoglienza straordinaria, attualmente sotto il controllo delle Prefetture. Ma a Trieste gia' serpeggia la  preoccupazione tra i circa 250 operatori a tempo pieno e part-time del  locale Cas, che gestisce 1.100 richiedenti asilo sistemati in abitazioni  normali, la cosiddetta accoglienza diffusa, tarata sui livelli del  modello Sprar, per ora non toccato dalla legge Salvini. "Se verra'  applicato, come previsto, questo nuovo capitolato per i Cas, di fatto  dovremo tagliare il 69% degli operatori- stima Schiavone-. Ogni  operatore dovra' infatti gestire 50 richiedenti asilo, invece degli  attuali 8-10. Una mole di lavoro umanamente insostenibile con livelli di  assistenza del tutti insufficienti- conclude- che rischierebbe di far  scappare anche il personale rimasto". AGENZIA DIRE